Lunedì, 27 Gennaio 2020 04:27

MAFIE E CORRUZIONE: IN BASILICATA POCO CONSAPEVOLI

E’ un quadro allarmante e che non restituisce piena consapevolezza. E’ quanto emerge da Liberaidee, report nazionale sulla presenza e la percezione delle mafie e della corruzione.
Realizzato dall’associazione Libera, fondata nel 1995 da Don Luigi Ciotti, l’analisi consegna uno spaccato di ogni regione con spazio anche internazionale. In Basilicata, un intervistato su tre considera la mafia un fenomeno marginale, mentre per una percentuale più o meno simile si tratta di una presenza preoccupante e socialmente pericolosa. Ed ancora, una quantità di poco al ribasso lo considera un fenomeno inquietante pur in assenza di pericolosità. Il Rapporto mette insieme l’analisi quantitativa e qualitativa, oltre a indicare ragionamenti su nuovi metodi capaci di generare cultura di contrasto all’illegalità e cittadinanza attiva. Dei circa 10 mila questionari, 180 sono stati quelli distribuiti sul territorio lucano, ovvero l’1,7% del totale. Numeri piccoli, eppure da tenere in considerazione perché rilevati in una zona crocevia del sud, da un lato distante dai nodi della criminalità – come lo spaccio di droga – dilaganti delle regioni limitrofe, ma che stando alle interviste, consegna il primato poco confortante sulla percezione del virus della corruzione: l’85% rispetto al 73,4% nazionale. Reso noto anche sulla Gazzetta del Mezzogiorno: quattro lucani su dieci, infatti, hanno detto di conoscere o di aver conosciuto personalmente un conterraneo che ha ricevuto o offerto una tangente. Meno di un intervistato su dieci, inoltre, afferma di non aver mai partecipato ad iniziative antimafia. Un dato, questo, influenzato dagli iscritti a Libera partecipanti al sondaggio. A pesare sembra essere l’assenza delle istituzioni e di una cultura diffusa della legalità. Don Marcello Cozzi, referente nazionale di Libera ed operante in Basilicata, più volte ha parlato della sottovalutazione del fenomeno mafioso da parte di una certa politica. Fattore preoccupante, che fa il pari con la conferma, nell’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia, della presenza anche in loco di nuclei criminosi collegati a quelli pugliesi, campani e calabresi per espandere gli affari illeciti. A fare la differenza è la carenza o addirittura assenza di denunce, sulla quale Libera ha chiesto di incidere sia tra gli adulti che i più giovani.
 
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