UNA STORIA DEL MONDO IN SEI BICCHIERI
11/10/2007 Uccide di più la sete che la fame: la disponibilità d'acqua vincola da sempre le sorti dell'umanità, generando fortune e catastrofi, spostamenti di popoli e scelte di stanzialità, prosperità e guerre. Eppure l’acqua, pur essendo la più antica e la più usata delle bevande, non è certo l’unica ad aver condizionato la nostra storia, ad aver spinto la vita di ciascuno di noi in una particolare direzione in un determinato momento. Fotografando cinquemila anni di eventi, Tom Standage, in un arguto e interessante volume stampato almeno quattro anni fa dalla Codice edizioni (dal cui sito è tratta in grande parte la presente recensione), getta nuova luce sulle vicende dell'uomo, leggendole attraverso le bevande.
Cosa ha spinto gli antichi popoli del Vicino Oriente a divenire stanziali? Perché la spugna passata sulle labbra del Cristo crocifisso era intrisa d'aceto? Come mai i marinai della flotta inglese erano più in salute di quelli francesi? Cosa ha costretto l'Impero cinese a cedere Hong Kong ai britannici? Se gli archeologi distinguono le epoche in base all'uso di diversi materiali - pietra, bronzo, ferro - Standage le ripartisce riferendosi a birra, vino, liquori, caffè, tè e Coca-Cola. Originale e ironico, questa avvincente Storia del mondo in sei bicchierialterna alla verità di documenti autentici le curiose trame di cronache e aneddoti, creando un cortocircuito tra realtà e leggenda in grado di soddisfare esperti e curiosi, ma soprattutto capace di offrire una visione “altra” della storia, una visione che alle rivelazioni degli eventi epocali preferisce i piccoli, grandi segreti racchiusi in un bicchiere. Dato che all’epoca la scrittura non era stata inventata, non esiste documentazione scritta che attesti l’importanza sociale e rituale della birra nella Mezzaluna Fertile durante la più recente Età della Pietra, il Neolitico, fra il 9000 e il 4000 a.C. Molte informazioni, comunque, si possono trarre dalle testimonianze successive dedicate ai modi in cui la birra veniva usata dalle prime civiltà erudite: i sumeri di Mesopotamia e gli antichi egizi. Le tradizioni culturali legate alla birra, in effetti, erano talmente radicate da essere sopravvissute fino ai giorni nostri. Fin dal principio sembra che la birra abbia ricoperto l’importante funzione di bevanda sociale. Le raffigurazioni sumeriche della birra del III millennio a.C. in genere mostrano due persone che bevono da un vaso comune con delle cannucce.Va sottolineato che all’epoca dei sumeri era già possibile filtrare la birra per mondarla da chicchi, loppa e altri resti, e che l’avvento della ceramica avrebbe facilmente permesso di servirla in coppe individuali. Il fatto che i bevitori di birra continuassero a essere raffigurati in quel modo suggerisce che si trattasse di un rituale che si mantenne anche quando l’uso delle cannucce non fu più necessario. La spiegazione più probabile di quella predilezione è che al contrario dei cibi, le bevande possono essere condivise in modo genuino. Quando diverse persone bevono dallo stesso vaso, consumano tutte lo stesso liquido; quando si taglia della carne, invece, generalmente si ritiene che alcune parti siano più desiderabili di altre. Condividere una bevanda con qualcuno, di conseguenza, è un simbolo universale di ospitalità e amicizia. Segnala che della persona che offre da bere ci si può fidare, poiché dimostra che la bevanda non è avvelenata o in altro modo non adatta al consumo. Le prime birre, fermentate in un recipiente rudimentale in un’epoca precedente alle coppe individuali, dovevano essere condivise. Anche se non è più d’uso porgere ai propri ospiti una cannuccia per bere da un recipiente di birra in comune, spesso il tè o il caffè si offrono versandoli da un’unica teiera o caffettiera, come il vino o un liquore da una stessa bottiglia. Quando si beve alcol in compagnia, poi, il gesto del brindisi simbolicamente riunisce i bicchieri in un unico vaso di liquido condiviso. Sono tradizioni dalle origini molto antiche. Altrettanto antica è la convinzione che le bevande, in particolare quelle alcoliche, abbiano qualità sovrannaturali. Agli occhi dei bevitori del Neolitico la capacità della birra di inebriare e indurre uno stato di coscienza alterato sembrava magica. Lo stesso valeva per il misterioso processo di fermentazione che trasformava una comune pappa in birra. La conclusione ovvia era che la birra fosse un dono degli dei: di conseguenza, in molte culture ricorrono miti che spiegano come gli dei avrebbero inventato la birra per poi insegnare agli umani come farla. Gli egiziani, per esempio, credevano che la birra fosse stata scoperta per caso da Osiride, dio dell’agricoltura e re dell’aldilà. Un giorno aveva preparato una mistura di acqua e cereali germinati, ma se ne era dimenticato e l’aveva lasciata al sole. Di ritorno, più tardi, si era accorto che la pappa era fermentata, aveva deciso di berla e ne era rimasto tanto soddisfatto da trasmettere quella conoscenza all’uomo – una leggenda che sembra parecchio prossima al modo in cui probabilmente la birra è stata davvero scoperta durante l’Età della Pietra. Altre culture che conoscono la birra raccontano storie analoghe. Dato che la birra era un dono degli dei, era logico utilizzarla come offerta religiosa. La birra veniva certamente usata nelle cerimonie sacre, nei riti per la fertilità agraria e nei funerali sumerici ed egiziani, quindi sembra probabile che il suo impiego religioso sia ancor più antico. In effetti questo particolare significato della birra sembra essere diffuso in ogni cultura che l’abbia adottata, si trovi essa nelle Americhe, in Africa o in Eurasia. Gli Incas offrivano la loro birra, detta chicha, in una coppa d’oro al sole che sorgeva, e la versavano al suolo o ne sputavano la prima sorsata come offerta agli dei della terra: Gli Aztechi offrivano la loro birra, il pulque, a Mayahuel, la dea della fertilità. In Cina le birre estratte dal miglio e dal riso venivano usate per i funerali e altre cerimonie. La pratica di levare i bicchieri per augurare a qualcuno la salute, un felice matrimonio, un passaggio sereno nell’aldilà, o festeggiare il completamento riuscito di un progetto, è l’eco moderna dell’antica idea che l’alcol ha il potere di evocare forze soprannaturali.E, da parte mia, vi consiglio di leggere questo bel saggio scritto con le note avvincenti di un romanzo. Buona lettura.