PETROLGATE: NO ALL'INCIDENTE PROBATORIO

Eravamo rimasti agli inizi del 2018 con il caso Petrolgate, quando la compagnia del cane a sei zampe ha chiesto l’incidente probatorio, con il quale il pubblico ministero , anche su sollecitazione della persona offesa,e la difesa dell’indagato possono chiedere l’assunzione anticipata dei mezzi di prova nelle fasi precedenti il dibattimento, dato che si è ancora nella fase preliminare. Ma è giunto nella ultime ore l’altolà del giudice per le indagini preliminari Michela Petrocelli perchè “tardiva rispetto alla situazione storica e irripetibile”. Oovvero la richiesta sarebbe dovuta arrivare in Tribunale quando nel 2015 la Procura ha notificato le carte a tutte le parti interessate. Ma scottante è quanto constatato dal consulente della Procura il quale , a quanto viene riportato su alcune testate, avrebbe rilevato la presenza di sostanze cancerogene nell’aria, potenzialmente dannose per i lavoratori e i residenti, riconducibili ai cicli lavorativi effettuati presso il Cova di Viggiano. Secondo il consulente del Pm quindi ci sarebbe stata una valutazione del rischio, riguardati gli agenti chimici presenti nel ciclo produttivo, non corretta. Tale presunzione è desumibile dai verbali di accertamento delle violazioni in materia di sicurezza e igiene redatti dall’ispettorato del lavoro, trasmessi all’Ufficio minerario del Ministero il quale a sua volta, ha trasferito quei lavoratori a mansioni diverse. Ma l’intera attività del consulente tecnico è ancora soggetta al segreto d’indagine . Eni ha comunque ribadito che nel centro Oli di Viggiano “ sono sempre stati effettuati i necessari controlli e le verifiche ispettive già dal 2012 e che gli interventi sono stati effettuati sulla base delle evidenze tecniche, documentate e presentate agli organi giudiziari” (da trmtv.it-Giulio Traietta).