Domenica, 11 Maggio 2008 00:00

I LIBRI, TORINO, ISRAELE E LA SINISTRA

Francamente, non riusciamo a capire il perché di tanta agitazione rispetto alla fiera del libro di Torino. Personalmente ritengo che sia ancora oggi un’ottima occasione per diffondere e fare promozione su quegli aggeggi, i libri, così poco conosciuti dai giovanissimi “smanettatori” di Internet e per ribadire alcuni valori universali legati all’universalità del sapere, del leggere, dello scrivere. Che, poi, si sia voluto dare il posto d’onore allo stato d’Israele, continua a sembrarmi una cosa più che opportuna. A prescindere dalla ricorrenza dei suoi primi sessant’anni (il 1948 fu un anno di eventi di grande rilievo, compreso il varo della Costituzione repubblicana italiana e, non si adontino gli ex comunisti del PD, la sconfitta del Fronte popolare...
I LIBRI, TORINO, ISRAELE E LA SINISTRA
Francamente, non riusciamo a capire il perché di tanta agitazione rispetto alla fiera del libro di Torino. Personalmente ritengo che sia ancora oggi un’ottima occasione per diffondere e fare promozione su quegli aggeggi, i libri, così poco conosciuti dai giovanissimi “smanettatori” di Internet e per ribadire alcuni valori universali legati all’universalità del sapere, del leggere, dello scrivere. Che, poi, si sia voluto dare il posto d’onore allo stato d’Israele, continua a sembrarmi una cosa più che opportuna. A prescindere dalla ricorrenza dei suoi primi sessant’anni (il 1948 fu un anno di eventi di grande rilievo, compreso il varo della Costituzione repubblicana italiana e, non si adontino gli ex comunisti del PD per questo, la sconfitta del Fronte popolare di Palmiro Togliatti e Pietro Nenni, con una maggioranza assoluta attribuita a quella Democrazia cristiana i cui nipotini oggi vanno tranquillamente a braccetto con gli uomini della falce e martello), Israele oggi pratica al suo interno una democrazia attenta e partecipata, nella quale l’istruzione e la cultura hanno fatto enormi passi in avanti e la produzione libraria vive una fase di inarrestabile rigoglio, nonostante lo stato di guerra, le bombe, i missili e gli attentati dell’ala oltranzista palestinese. La scelta di considerare Israele un ospite d’onore della kermesse torinese, quindi, è stata giusta e opportuna. Questo, però, non costringe nessuno ad approvare acriticamente l’operato israeliano nei riguardi dei territori occupati,della striscia di Gaza, delle alture del Golan e del popolo palestinese in generale. La manifestazione di protesta c’è stata e nella peggiore delle valutazioni, 5mila persone (o 15mila, secondo altre fonti) hanno potuto manifestare il loro dissenso nei riguardi della politica di quello stato. Lo hanno fatto in modo pacifico e chi ha voluto, ha assolto al suo dovere di critica, rumorosa ma corretta. La domanda è d’obbligo: c’era bisogno di scatenare tutto questo tourbillon di polemiche medianiche intorno all’evento? Non sarebbe stato meglio, per esempio, consegnare all’ambasciatore di Israele una vibrata petizione in favore di quel secondo “focolare” (il primo, quello di Balfour, è diventata realtà), vale a dire quello palestinese. Che stenta ancora ad attivarsi? O, come è parso a molti, la protesta contro i discendenti di Davide serviva a offrire un momento di amalgama alla moribonda sinistra movimentista e radicale, ormai colpita (ironia della sorte) anche lei dalla diaspora? Pensiamoci tutti, perché non è il caso di mescolare senza attenzione elementi così diversi come la stampa e la diffusione dei libri con le rivendicazioni di un popolo e, peggio ancora, con gli abortiti desideri di revanche di chi è convinto che basta agitare un kefiah per illudersi di fare la rivoluzione. Alla prossima…
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