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Martedì, 06 Maggio 2008 00:00

NIGRO E DI LORENZO SULLA FERROVIA MATERA-FERRANDINA

“Ci sono opere pubbliche soprattutto sul fronte delle infrastrutture che non necessariamente devono rispondere alla logica del profitto d’azienda”. Lo afferma, in un comunicato stampa, il presidente della Provincia di Matera, Carmine Nigro. “Si tratta, a mio avviso, di quegli interventi che, caricandosi di una particolare evidenza e singolarità sul piano sociale, rispondono a regole diverse da quelle ferree dell’economia della domanda e dell’offerta". “Constatiamo che ritorna ciclicamente alla ribalta la vergognosa situazione della incompiuta e noi aggiungiamo, inutile così com’è, tratta della linea ferroviaria Matera – Ferrandina”. Ad affermarlo è il consigliere regionale del gruppo misto “Popolo della Libertà”, Pasquale Di Lorenzo.

NIGRO E DI LORENZO SULLA FERROVIA MATERA-FERRANDINA

 “Ci sono opere pubbliche soprattutto sul fronte delle infrastrutture che non necessariamente devono rispondere alla logica del profitto d’azienda”. Lo afferma, in un comunicato stampa, il presidente della Provincia di Matera, Carmine Nigro. “Si tratta, a mio avviso, di quegli interventi che, caricandosi di una particolare evidenza e singolarità sul piano sociale, rispondono a regole diverse da quelle ferree dell’economia della domanda e dell’offerta. Ed è in quest’ottica che va letto il completamento, in tempi rapidi, della tratta ferroviaria Ferrandina-Matera e della sua successiva prosecuzione in direzione del corridoio adriatico. Si tratta di un’opera che, una volta realizzata, risponderebbe da un lato a risolvere un vecchio debito della comunità nazionale nei confronti dell’isolamento ferroviario del Materano e dall’altro a costruire per il Paese un’alternativa nei collegamenti su ferro Tirreno-Jonio-Adriatico. Insomma, un doppio obiettivo: dare a gran parte del nostro territorio provinciale la possibilità di affrancarsi da un anacronistico sottodimensionamento delle opportunità di comunicazione con il resto del Paese, al tempo stesso, chiudere uno dei più penosi capitoli di quella questione meridionale che, alla luce di quanto si sta manifestando in quest’ultimo periodo rischia di essere messa definitivamente da parte a tutto vantaggio del Nord. Mi chiedo che fine hanno fatto gli impegni a più riprese sottoscritti dall’ex ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro e dal suo collega all’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Il primo ha assicurato che la Ferrandina-Matera sarebbe rientrata tra gli interventi prioritari di Rfi. Ricordo invece che Pecoraio Scanio è andato ben oltre sottoscrivendo un assegno virtuale da 80 milioni di euro per il completamento dell’opera. Ma al di là di queste considerazioni – se non addirittura al di sopra – c’è la questione economico finanziaria ad imporre un ripensamento complessivo sul futuro della Ferrandina-Matera. Fino ad ora, infatti, sono stati spesi 350 miliardi delle vecchie lire. Almeno la metà dell’intervento, compresa la realizzazione delle due stazioni, è stato eseguito. Per il completamento mancano l’armamento della linea e soprattutto la riqualificazione del tunnel lungo oltre 6 chilometri tra le valli del Bradano e del Basento. Voglio azzardare, pur non essendo un tecnico, la cifra necessaria per il completamento: 200 milioni di euro che riuscirebbero in una prima fase a dare il via libera al treno per Matera dopo un’attesa lunga oltre un secolo, uno sforzo del tutto congruo che il Paese può e deve affrontare per pareggiare i conti con uno dei territori tra i meno considerati della nazione. Lo dico alla Regione perché se ne faccia carico nelle sedi più opportune, ma lo sottolineo soprattutto ai parlamentari lucani di maggioranza ed opposizione perché facciano fronte comune in un percorso unitario. Anche per ripristinare la verità dei fatti. La Ferrandina-Matera, che pure spicca tra le incompiute più costose del Paese, non può essere considerata una storia di malaffare semmai una colpevole distrazione di tutti coloro che dal 1986 ad oggi hanno avuto la responsabilità di gestirne il completamento. Non si possono far giacere improduttivamente sul territorio materano 350 miliardi delle vecchie lire, serve sulla questione un ripensamento generale. E se non verrà si potrà parlare di spreco di risorse pubbliche con tutte le conseguenze del caso. Per ora possiamo parlare ancora di inammissibili ritardi e di colpevoli distrazioni”.

 

“Constatiamo che ritorna ciclicamente alla ribalta la vergognosa situazione della incompiuta e noi aggiungiamo, inutile così com’è, tratta della linea ferroviaria Matera – Ferrandina”. Ad affermarlo è il consigliere regionale del gruppo misto “Popolo della Libertà”, Pasquale Di Lorenzo, che “prende atto del monito rivolto ai parlamentari lucani ed alla Regione, un pò tardivo, del Presidente della Provincia, Carmine Nigro, che ha ricoperto – ricorda Di Lorenzo - incarichi assessorili presso il massimo Ente territoriale in un recente passato e che, comunque, fa parte di quel centro sinistra che amministra la Provincia e la Regione ininterrottamente da anni e non senza responsabilità politiche”. “Tuttavia riteniamo – continua Di Lorenzo - che parlare del vergognoso sperpero non è mai abbastanza visto che, con questo monumento incompiuto, si offende doppiamente una terra ed una popolazione abbandonate dalla infrastrutturazione e, oggi, beffate dall’ attesa del completamento di un’opera che, se mai vedrà la fine, non risolverà il collegamento reale tra il materano e le direttrici ferroviarie adriatiche. Un dibattito serio – afferma ancora Di Lorenzo - che individui le responsabilità politiche per l’enorme massa di danaro pubblico fin ora inutilmente speso non solo è doveroso, ma necessario, così come riproporre con forza la questione del collegamento ferroviario di Matera da attuare nei tempi più rapidi e razionali possibili, tendendo conto della realtà finanziaria in cui versa il Paese che impone che le spese per le opere pubbliche siano produttive e servano davvero ai cittadini materani e non alla politica oppure alle imprese solo per realizzare ponti, viadotti e gallerie che, poi, restano, come al solito, incompiute”.

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