Martedì, 29 Aprile 2008 00:00

LO SCHIAFFO DI ROMA

Il risultato vittorioso di Gianni Alemanno al ballottaggio per la carica di sindaco a Roma è stato uno schiaffo inaspettato. Pensavamo che i cocci della sinistra, dopo la disfatta elettorale delle Politiche, potessero essere ricomposti, non fosse altro che per un sano rifiuto della sconfitta tout court. Non è andata così. Alemanno vince nell’Urbe (53,66%) con oltre sei punti di distacco (46,34%) su Francesco Rutelli, che nella “sua” città, viene surclassato addirittura da Nicola Zingaretti (50,95 per cento), presidente neo eletto alla Provincia di Roma per il centrosinistra, con uno scarto di un soffio (49,05%) sul concorrente Alfredo Antoniozzi. I dati sono leggibili su Excite.
LO SCHIAFFO DI ROMA
 
Il risultato vittorioso di Gianni Alemanno al ballottaggio per la carica di sindaco a Roma è stato uno schiaffo inaspettato. Pensavamo che i cocci della sinistra, dopo la disfatta elettorale delle Politiche, potessero essere ricomposti, non fosse altro che per un sano rifiuto della sconfitta tout court. Non è andata così. Alemanno vince nell’Urbe (53,66%) con oltre sei punti di distacco (46,34%) su Francesco Rutelli, che nella “sua” città, viene surclassato addirittura da Nicola Zingaretti (50,95 per cento), presidente neo eletto alla Provincia di Roma per il centrosinistra, con uno scarto di un soffio (49,05%) sul concorrente Alfredo Antoniozzi. I dati sono leggibili su Excite. E’ una svolta significativa, quella di Roma, che conferma una chiara e innegabile inversione di tendenza dell’elettorato italiano. Per le elezioni del Parlamento, nonostante il marcato distacco in seggi e in percentuali del Popolo della libertà di Berlusconi, Fini e Bossi, si è ipotizzata la sostanziale incidenza della Lega nord sui risultati, grazie allo spauracchio dell’autonomia territoriale e a temi come il federalismo e l’emergenza criminalità legata agli immigrati. A Roma, in quella “Roma ladrona” tanto vituperata dal senatùr e compagni, ha prevalso sicuramente l’aspetto della sicurezza dei cittadini, ma c’è dell’altro. Intanto si è trattato di un voto non tanto “per” Alemanno quanto “contro” Rutelli e il Partito democratico. Le sommesse e ragionate nuove strategie del “loft” del Pd non sono riuscite a nascondere la solita spartizione tra i componenti delle diverse anime del partito. Come si può facilmente immaginare, era stato collocato tutto il collocabile, tanto che si parla della presidenza del gruppo Pd alla Camera come premio di consolazione per Rutelli. Ne volete un’altra? Come è noto il Pd di Basilicata (una delle poche regioni che hanno confermato il consenso al centrosinistra) è riuscito nel solito miracolo di eleggere “corpi esterni” al suo elettorato, come la neo deputata radicale Elisabetta Zamparutti o, come qualcuno ricorda, come avvenne per il deputato Carta, in aula a Montecitorio per conto della Basilicata nella precedente legislatura e reperibile solo a “Chi l’ha visto?” della Federico Sciarelli. Ancora in queste ore, mentre si apre la prima sessione del Senato della Repubblica, non sappiamo se la principale artefice della vittoria lucana, cioè la presidente del Consiglio regionale Maria Antezza, (che ha contribuito nella “sua” Matera a un risultato di oltre il 50 per cento di consensi) sarà o no a palazzo Madama, date le solite alchimie che accompagnano ogni opzione. In questo caso si tratta di quella del capolista lucano Nicola Latorre, che sarebbe fortemente pressato a optare per la Basilicata e favorire il primo dei non eletti in Puglia. Tutto ciò, in barba agli accordi precedentemente sottoscritti. Walter Veltroni e Francesco Rutelli, lo avete capito o no che è questo poco apprezzabile modo di fare che l’elettorato italiano e romano ha deciso di punire?
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