Mercoledì, 27 Gennaio 2010 00:00

PER NON DIMENTICARE 2

Chi ha letto Il Pomeridiano circa un’ora fa sa che questo Contr-appunti di oggi faceva riferimento a una nostra visita al campo di sterminio di Buchenwald. Preferiamo offrirvi un’altra testimonianza diretta. Oltre un quindicennio addietro, ci siamo trovati per motivi di lavoro a visitare Israele e Gerusalemme. Nel giro previsto dal tour operator c’era anche lo Yad Vashem, il Museo della Shoah. Lì vedemmo le testimonianze degli orrori commessi dai nazisti e i “frutti” scellerati della “soluzione finale”. Ma quello che ci toccò in maniera incancellabile fu il padiglione dedicato ai bambini. Al di sotto del Museo, seguendo un percorso in discesa si entrava in un enorme locale, all’inizio completamente buio. Procedendo nel cammino vedeva una candela accesa...
PER NON DIMENTICARE
Chi ha letto Il Pomeridiano circa un’ora fa sa che questo Contr-appunti di oggi faceva riferimento a una nostra visita al campo di sterminio di Buchenwald. Preferiamo offrirvi un’altra testimonianza diretta. Oltre un quindicennio addietro, ci siamo trovati per motivi di lavoro a visitare Israele e Gerusalemme. Nel giro previsto dal tour operator c’era anche lo Yad Vashem, il Museo della Shoah. Lì vedemmo le testimonianze degli orrori commessi dai nazisti e i “frutti” scellerati della “soluzione finale”. Ma quello che ci toccò in maniera incancellabile fu il padiglione dedicato ai bambini. Al di sotto del Museo, seguendo un percorso in discesa si entrava in un enorme locale, all’inizio completamente buio. Procedendo nel cammino si intravedeva una candela accesa che, per un meraviglioso effetto di riflessione, diventava un abbraccio di luce, fatto da un milione e 500mila candele riflesse in ogni angolo della sala, pavimento e tetto compreso. Un milione e500mila fiammelle, tante quanti furono i bambini ebrei sterminati dalla belluina ideologia nazista. E, mentre proseguivamo il nostro percorso verso l’uscita, una voce in sottofondo leggeva incessantemente i nomi di quei bambini, colpevoli solamente di essere ebrei. In quell’elenco, c’era anche il nome di quel bambino di tre anni o poco più che lasciò, prima di essere ucciso, un paio di scarpette rosse a Buchenwald. Joyce Lussu, che abbiamo conosciuto proprio a Mater,a negli anni Settanta, seppe esprimere il massimo del dolore in questa poesia. Un’ occasione per non dimenticare, ma anche per ricordarci tutti che il razzismo e la sopraffazione etnica devono essere combattuti ogni giorno della nostra esistenza. 

 

C'È UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE
C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco".
C'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l' eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C'è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald 
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

 
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