2008: UNA PALINGENESI
Gli auguri di Natale e di inizio d’anno nuovo sono ormai contraddistinti dal reciproco scambio di Sms via cellulare. Sopravvivono i cartoncini d’augurio dei più raffinati o, data l’inesistenza di costi di stampa e di spedizione, dei rappresentanti politici e istituzionali. L’augurio via etere è contraddistinto dalla disperata ricerca della frase originale a tutti i costi. Così l’anno scorso gli intellettuali (o sedicenti tali) hanno scomodato Paolo Welby o hanno trascritto le frasi che una volta erano contenute in edificanti e istruttivi volumetti dal titolo “Come scrivere bene in italiano”, “La perfetta padrona di casa” o, ancora peggio “Il segretario galante”. Ho pensato di fare cosa buona e giusta inviando, a Natale, la prima strofa di “Quann’ nascett’ Ninn”, la versione originale di “Tu scendi dalle stelle” scritta circa tre secoli fa da San Alfonso De’ Liguori. Per Capodanno ho augurato ai miei amici un 2008 con molti sogni e pochi bisogni. Ho avuto risposte diverse, dal formale ringraziamento al solito augurio di prosperità. Mi hanno colpito due risposte. La prima mi augurava che i sogni si realizzassero. La seconda mi ricordava che il bello della vita sta nel cominciare e mi auspicava “nuovi inizi”. Atteso che il problema primario resta quello della risoluzione dei bisogni, va detto che un sogno che si realizza non è un sogno, è una realtà che è fatta di materializzazione dell’onirico. Quando perdi la spinta pulsionale di un sogno perché questo si è avverato, perdi un pezzo della tua immaginazione e del conseguente anelito al domani. Un anno di nuovi inizi è un rinnovamento, una catarsi, anzi di più, una palingenesi. Rinnoviamoci, quindi, ma appoggiandoci a quei “giganti” (come diceva Bernardo di Chartres) sulle cui spalle non siamo che “nani” e aprendoci sempre di più al futuro che, come il destino, bussa in ogni momento alla nostra porta. Ma il primo dell’anno, come il postino, bussa due volte... Auguri.