Mercoledì, 08 Luglio 2009 00:00

NOBILI SFORZI

E’ nobile lo sforzo del vicepresidente della Fondazione Carical Vito Labarile, il quale chiede al primo cittadino di Matera, Emilio Nicola Buccico, di ritrovare lo spirito del “ballottaggio” di oltre due anni fa. In quell’occasione, il candidato di sette liste civiche, al secolo Francesco Saverio Acito, fu sorpassato “a destra”, da Emilio Nicola Buccico, che poi affrontò e vinse (sostanzialmente grazie all’apporto delle civiche) la sfida con il candidato del centrosinistra, Franco Dell’Acqua. Confluirono su lui, in seconda battuta, i voti di chi (molti fra questi provenienti dalla sinistra) aveva deciso di farla finita con “le mani sulla città”, con il predominio del mattone “bianco - rosso” e con quell’aura di impunità che avvolgeva i suoi esponenti.
NOBILI SFORZI
 
E’ nobile lo sforzo del vicepresidente della Fondazione Carical Vito Labarile, il quale chiede al primo cittadino di Matera, Emilio Nicola Buccico, di ritrovare lo spirito del “ballottaggio” di oltre due anni fa. In quell’occasione, come sapete, il candidato di sette liste civiche, al secolo Francesco Saverio Acito, fu sorpassato “a destra”, da Emilio Nicola Buccico, che poi affrontò e vinse (sostanzialmente grazie all’apporto delle civiche) la sfida con il candidato del centrosinistra, Franco Dell’Acqua. Confluirono su lui, in seconda battuta, i voti di chi (molti fra questi provenienti dalla sinistra) aveva deciso di farla finita con “le mani sulla città”, con il predominio del mattone “bianco - rosso” e con quell’aura di impunità che avvolgeva gli esponenti sia della Margherita che del Ds. Furono giorni di fuoco, fatti di aspre polemiche tra i candidati ma, soprattutto, di epici scontri verbali tra il “civico” e il “destro”. Il “sinistro” Dell’Acqua, pur potendo contare sul solido risultato precedente fatto registrare dal sindaco Michele Porcari (oltre il 58 per cento dei consensi), sembrava il classico “terzo incomodo”, mentre il candidato Tito Di Maggio veleggiava tranquillamente nel pelago della dialettica elettorale, evitando “Scilla – Buccico” e “Cariddi – Acito”. Si distingueva dai quattro, per finezza politica e “aplomb” elettorale, il quinto candidato, Raffaele Giuralongo (scomparso di recente), che aveva deciso di onorare per spirito di bandiera la candidatura offertagli dalle sinistre radicali. Labarile fa bene ad evocare quei giorni, quando gli “acitiani” e i “buccichiani” e i pochi “titini”decisero di votare insieme al secondo turno, innalzando la bandiera della “decolorazione” politica, addirittura utilizzando fondali bianchi nei loro manifesti, proprio per evitare ogni riferimento partitico e stringendosi sotto la bandiera della materanità, utilizzata anche in funzione antipotentina. Nobili sforzi, caro Labarile, ma purtroppo destinati a restare infruttuosi, dal momento che i tempi sono radicalmente mutati. La monocromia apartitica, adottata allora per scelta super partes, ora è mortificata da un uniforme grigiore e da un soffocante conformismo amministrativo e programmatico, mentre nubi minacciose si profilano all’orizzonte. Temporale estivo o catastrofico tsunami? Vedremo…
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