Giovedì, 07 Maggio 2020 17:26

ORE 2 E 41' DEL 7 MAGGIO 1945: LA RESA DELLA GERMANIA NAZISTA

Il generale americano Dwight Eisenhower aveva il suo quartier generale a Reims, situato in un istituto tecnico ribattezzato “Little Red School".

In una sala dell’edificio il negoziatore tedesco, il generale Alfred Jodl, si era rifiutato di firmare e per tutto il pomeriggio aveva ripetuto che una resa senza condizioni della Germania era «impensabile». Era una condizione inaccettabile per Eisenhower: se fosse stata accettata avrebbe certamente causato un conflitto armato con i Russi. Era una situazione delicatissima e Eisenhower decise di affrontarla nel modo più duro possibile. A mezzanotte fece sapere a Jodl che se non avesse firmato subito la resa le truppe angloamericane avrebbero cominciato a sparare contro tutti i soldati tedeschi che tentavano di arrendersi e avrebbero iniziato a ricacciare indietro i rifugiati. Alle due meno un quarto di notte il governo tedesco autorizzò Jodl a firmare. I giornalisti furono portati in una stanza a forma di L. Al centro era sistemato un lungo tavolo dietro al quale fumavano in piedi i rappresentanti degli alleati: americani, inglesi, francesi e russi. Per impressionare i tedeschi, Eisenhower aveva fatto appendere alle pareti grandi cartine dell’Europa che mostravano la disposizione degli eserciti alleati e alcune immaginarie linee d’attacco verso le ultime sacche di resistenza tedesche. I giornalisti, insieme a fotografi e cineoperatori, si sistemarono da un lato del tavolo. Alle 2 e 40 gli ufficiali alleati si sedettero dietro la scrivania e i tedeschi furono fatti entrare: Jodl, seguito dall’ammiraglio Hans-Georg von Friedeburg, il suo predecessore nei negoziati che durante i colloqui aveva avuto una crisi da stress, e da un altro ufficiale che faceva da interprete. I tre ufficiali tedeschi si misero in fila, davanti al tavolo degli alleati, fecero battere i tacchi degli stivali e si sedettero. Un ufficiale americano mise davanti a Jodl i documenti con cui i tedeschi accettavano la resa senza condizioni a partire dalla mezzanotte dell’8 maggio. Il documento venne letto e tradotto a Jodl, gli venne chiesto se aveva compreso i termini della resa e Jodl tramite il suo interprete rispose di sì. Jodl firmò le tre copie del documento. Accanto a lui, von Frideburg, sembrava ancora sotto shock e sussultava ogni volta che qualcuno gli passava vicino. Al termine della firma, Jodl chiese di poter parlare. Il permesso gli fu accordato e l’ufficiale nazista si alzò in piedi. Sull’attenti, ma con lo sguardo basso e la voce tremante, Jodl disse: «Con questa firma il popolo e l’esercito tedesco si consegnano nelle mani dei vincitori. In questa guerra che dura oramai da cinque anni i tedeschi hanno sofferto più di qualunque altro popolo al mondo. In questo momento posso solo sperare che i vincitori li trattino con generosità». Non ci fu risposta. Quella sera Eisenhower inviò a Washington il messaggio con cui comunicava la fine della guerra: «La missione delle forze alleate è stata completata alle ore 2 e 41 del 7 maggio 1945» (tratto da www.ilpost.it).

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