Giovedì, 05 Dicembre 2019 07:05

CHE BEL SUONO ANTICO!

Ci sono ancora affezionato, anche se non la uso da qualche anno. E' la macchina per scrivere ("per" scrivere e non "da" scrivere, altrimenti ci sarebbero anche le macchine già scritte!)...

... strumento indispensabile per il mestiere da giornalista. Nel mio "archivio della memoria" è impresso in modo indelebile l'evento che più ha caratterizzato i miei anni da adulto: gli esami da giornalista, svolti con la mia bellissima "Valentina" della Olivetti, disegnata dal grande Ettore Sottsass. All'epoca i computer erano già una realtà ma gli esami si facevano con la macchina per scrivere.  E' stata, quindi, una piacevole sorpresa questa mattina leggere un articolo (tra cronaca e "colore") di MSN Notizie, scritto da Maurizio Morganti e dedicato a questo strumento che sta diventando un vero prodotto di nicchia. Anche perché la testata di questo informatore telematico è caratterizzata dalla presenza di un vero gioiello degli anni Trenta. Ecco l'articolo: " In occasione della pubblicazione dei manoscritti della sua "Trilogia di New York", Paul Auster, a proposito del fatto che le nuove generazioni di autori, che scrivono direttamente sul computer, abbiano perso quella stratificazione di bozze generata dalla scrittura a mano e con la macchina da scrivere, confessa: "Io, essendo il vecchio dinosauro che sono, non ho ancora un computer, scrivo ancora tutti i miei libri a mano, e li batto ancora sulla mia vecchia macchina da scrivere manuale dei primi anni Sessanta, comprata in quella che allora si chiamava ancora Germania dell'Ovest." La 'typewriter' ormai sarebbe dunque roba da dinosauri. Eppure, tra le tante tecnologie vintage che negli ultimi anni stanno tornando in voga come il disco in vinile, l'audiocassetta e la penna stilografica, ecco anche il ritorno di nicchia della vecchia macchina da scrivere. Negli Stati Uniti, una generazione di 'millennials' sta riscoprendo la gioia del suo tocco e del suo suono. Due recenti documentari, "The Typewriter (In The 21st Century)" (2012) e "California Typewriter" (2016), protagonista anche il collezionista Tom Hanks, hanno contribuito a una certa diffusione della passione per le macchine da scrivere d'epoca tra i giovani. Nei pochi negozi di riparazioni di macchine da scrivere rimasti nel Paese, ultimamente gli affari sembrano andare a gonfie vele grazie a questi giovani adepti e allo zoccolo duro degli anziani che, come Auster, non ha mai rinunciato al piacere della dattilografia. "Ciò che mi sorprende è che la generazione più giovane si stia di nuovo avvicinando alle macchine da scrivere," dice Paul Schweitzer, 80 anni, proprietario e gestore del Gramercy Typewriter Co., negozio fondato da suo padre nel 1932. Ora lavora a fianco di suo figlio, Jay Schweitzer, 50 anni e da questa estate anche a suo nipote, Jake. Al negozio di Schweitzer arrivano quotidianamente da tutti gli Stati Uniti macchine da scrivere d'epoca inviate per la riparazione e il restauro. La domanda è così grande che all'inizio di quest'anno, la famiglia ha finalmente aperto il proprio negozio a New York City. Tra gli altri negozi sopravvissuti c'è il Berkeley Typewriter e il California Typewriter, entrambi a Berkeley e anche questi nati negli anni Trenta. Gramercy ha venduto decine di vecchie macchine da scrivere durante le festività natalizie. C'era un tempo in cui, racconta Schweitzer in quello che pare un aneddoto estratto proprio da un romanzo di Auster, c'erano sei pagine di annunci di negozi di riparazione di macchine da scrivere nell'elenco telefonico della città di New York (un elenco esso stesso che proprio come da noi ormai è praticamente introvabile). Oggi Schweitzer, che per altro si occupa anche della manutenzione di stampanti laser e apparecchi più moderni, impacchetta ogni mattina la sua borsa di pelle con gli attrezzi del mestiere e va in giro per gli uffici della città di New York, chiamato a prendersi cura di tasti appiccicosi e nastri a brandelli. Certo in questi giorni, vede solo una manciata di macchine da scrivere in uffici che, anni fa, ne ospitavano a centinaia, tuttavia: "Un sacco di studi legali e di commercialisti ha ancora macchine da scrivere nei propri uffici. Hanno anche dei computer naturalmente, ma ci sono sempre dei casi in cui avere una macchina da scrivere torna utile. Sono convenienti per lavori più piccoli, come l'indirizzamento buste, e ci sono volte in cui hai semplicemente bisogno di qualcosa fatto rapidamente e in triplice copia". Ellen Lupton, curatrice del settore design contemporaneo al Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum che ha una serie di macchine da scrivere nella sua collezione, spiega: "C'è una sensazione tattile irresistibile nel digitare su una macchina da scrivere, una soddisfazione anche uditiva, una sensazione di autenticità. Nessuno può spiarti e non ci sono distrazioni". Il retaggio delle macchine da scrivere è ancora ben visibile sulle tastiere di smartphone e computer. Il tasto "Maiusc", ad esempio, era stato originariamente pensato per spostare letteralmente la posizione di una chiave della macchina da scrivere, da una minuscola a una maiuscola. Il tasto di ritorno (o la leva, sulle macchine da scrivere manuali) originariamente riportava il carrello in posizione per la riga successiva. "E," ricorda Lupton, "anche sugli smartphone siamo ancora fermi alla tastiera QWERTY, progettata per evitare che le chiavi si appiccicassero quando qualcuno scriveva velocemente". Mentre le prime macchine da scrivere del tardo 19° secolo erano costruite esclusivamente per espletare la loro funzione, continua Lupton, "a partire dagli anni Venti e Trenta questi oggetti hanno cominciato a diventare oggetti progettati con un certo stile. Nella nostra collezione abbiamo un bel paio di macchine da scrivere italiane di grande molto chic, con una geometria meravigliosa e linee insolite. Olivetti era un grande produttore di apparecchiature per ufficio di design". Un altro motivo di richiamo, conclude Lupton. "E' certamente l'aspetto bello e autentico di una pagina dattiloscritta". Chi ha avuto il piacere di digitare su una macchina da scrivere ricorda bene tutti i trucchi e le funzioni come la digitazione in rosso e nero e l'inversione del nastro per massimizzare il consumo di inchiostro facendolo scorrere in direzione opposta una volta raggiunta la fine della bobina, o anche l'uso del tasto "l" minuscolo invece di "1". L'American Writers Museum, a Chicago, espone sette macchine da scrivere manuali e una macchina da scrivere elettrica che i visitatori possono provare. "Scrivere per la prima volta è eccitante, soprattutto per i più giovani", dice Carey Cranston, presidente del museo, che in questo periodo ospita una mostra con 16 macchine da scrivere usate da autori famosi come Jack London, Ernest Hemingway, Maya Angelou e John Lennon. "Con una penna o una matita ci si può distrarre facendo scarabocchi e, naturalmente, al computer è facile trovare distrazioni. Ma una macchina da scrivere è stata inventata specificamente per la scrittura. Non ci sono distrazioni. Ci sei solo tu e la pagina", spiega Cranston. Un gruppo di studenti, dopo una visita al museo, si sono talmente innamorati di questi attrezzi "da dinosauri" che hanno fondato il proprio club dedicato alle macchine da scrivere. Non potrò mai dimenticare, conclude Cranston, la reazione di una quinta elementare alla scoperta per la prima volta della macchina da scrivere: "Wow, è fantastico! È una stampante istantanea!"

Letto 17 volte