Venerdì, 08 Novembre 2019 09:38

CENTODUE ANNI ADDIETRO

Centodue anni fa il mondo fu sconvolto dall’evento. Ricorreva ieri, infatti, l'anniversario della Rivoluzione russa, quando nel 1917 (dopo un tentativo fallito nel 1905) la componente bolscevica...

... (che significa, in pratica, maggioritaria) del parlamento russo zarista chiamò alla rivolta armata la popolazione di uno dei più grandi imperi ancora esistenti sulla faccia della terra. Contravvenendo a tutte le elaborazioni teoriche del filosofo Karl Marx non fu la classe operaia, angariata dallo sfruttamento capitalistico e dall’alienazione della fabbrica a fare la rivoluzione ma i contadini, che in Russia erano appena al di sopra dei servi della gleba di marca feudale. Apostolo e guida della Rivoluzione fu quel Vladimir Ilic Ulianov Lenin che, grazie ai buoni auspici della Germania prussiana (era in corso la Prima guerra mondiale e il Kaiser sperava, così di arrivare a una pace separata con i russi ed ammassare le truppe sul fronte occidentale), riuscì a raggiungere Mosca in un vagone blindato e a guidare le masse insorte. Seguì la proclamazione dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche e una serie di eventi altamente positivi affiancati da altrettanti sanguinosi fatti negativi. Ricordiamoli con alcune parole chiave: la statalizzazione della proprietà privata, la terra ai contadini, la conquista della parità di diritti per tutti, l’eguaglianza tra uomini e donne, l’istruzione pubblica, la tutela dell’infanzia, l’assistenza sanitaria e pensionistica per tutti, il sentirsi artefici del proprio destino, l’abolizione delle odiose servitù fino ad allora inflitte da una nobiltà e un clero arretrato e chiuso ad ogni istanza di progresso. Di contro la Rivoluzione fece germogliare i semi di un assolutismo di tipo statale, la dura repressione delle libertà individuali sacrificate alla ragione e alle logiche di partito, il potenziamento (perché già esistevano e si davano da fare) delle polizie segrete e dei campi di concentramento per i dissidenti politici, lo sterminio degli ebrei, l’incapacità a trovare soluzioni per un’economia interna sempre più orientata a contenere i salari, affamando spesso la popolazione e favorendo un’esportazione di facciata finalizzata all’incameramento di valuta occidentale pregiata, spesso distribuita nelle tasche senza fondo dei componenti la nomenklatura. Ma, nel bene e nel male, la Rivoluzione fu un grande evento che sconvolse il mondo, come scrisse il grande giornalista americano John Reed, oggi sepolto nel Cremino non distante dal corpo imbalsamato di Lenin. Da quell'evento germogliò, nel 1921, anche la scissione di Livorno all'interno del Partito socialista italiano. Nacque, infatti, il Partito comunista e dopo un altro paio d'anni vide la luce "l'organo" del quel partito: l'Unità. Oggi, in Basilicata, poi, le "cose" politiche hanno subito un clamoroso ribaltone. Il risultato delle elezioni regionali ha visto la destra (ma, in particolare, la Lega di Salvini) affermarsi con una valanga di voti e diventare il perno delle scelte politico-programmatiche lucane. E' stato un voto di protesta nei riguardi del precedente "establishment" colpevole, a detta degli osservatori, di essersi allontanato dalle primigenie ispirazioni ideali e di aver amministrato la cosa pubblica con pochissima partecipazione del corpo elettorale lucano. Nel frattempo, assistiamo a un tourbillon di rivoltamento di "giacchette" e all'occupazione dei gangli vitali da parte di "man in black" partenopei (cosa in parte verificatasi anche con i precedenti governi di centrosinistra) che ci lascia perplessi e inquieti.
Mai come ora, compagni (effettivi, sedicenti e non, ex democristiani, socialisti e sparuti repubblicani) bisogna porsi l'interrogativo che Lenin traspose in un volumetto dopo la mancata rivoluzione del 1905, prendendo a prestito il titolo di un romanzo di Cernijcevsky: "Che fare?"

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