Mercoledì, 07 Agosto 2019 10:32

TRAGEDIA A "LA FELANDINA": I COMMENTI

“Quella del ghetto ‘La Felandina’ è una tragedia annunciata e oggi a poco valgono le lacrime di coccodrillo” ha detto il segretario generale della Fai Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo".

" L’incendio di oggi ripropone in maniera drammatica l’urgenza di individuare una soluzione appropriata e dignitosa per dare ospitalità alle centinaia di migranti che lavorano nei campi del metapontino. Il tema era stato affrontato nel corso dell’ultima riunione del tavolo di coordinamento regionale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, ma anche questa volta il destino è arrivato prima della burocrazia e si è portata via la vita di un essere umano. Mi auguro” ammonisce il segretario della Fai Cisl “che questa volta alla costernazione facciano seguito impegni concreti da parte delle istituzioni preposte per scongiurare altre tragedie in futuro e individuare una soluzione strutturale per accogliere i migranti”. “È inaccettabile che per la risoluzione di una questione aperta sul tema della sicurezza dei braccianti stranieri sul territorio lucano, si debba attendere il verificarsi dell’ennesima tragedia con la perdita di una vita umana” aggiunge il segretario regionale della Basilicata della CgilAngelo Summa. La Cgil Basilicata ha quindi chiesto “a Regione, Prefettura, Provincia di intervenire in coordinamento per attuare il già approvato e finanziato progetto di accoglienza nella provincia di Matera e in particolare nel Metapontino che permetterebbe di liberare il centro abusivo della Felandina e le relative condizioni disumane a cui sono sottoposti i lavoratori migranti, condizioni che hanno portato via una vita umana proprio questa mattina, nel terribile incendio divampato all’alba. Inoltre” ha concluso Summa “chiediamo alla magistratura di fare luce sulle responsabilità di chi doveva vigilare e non ha fatto nulla per evitare la tragedia”. Il comitato TerreJoniche tramite una nota siglata dalla presidente Katya Madio parla della “ennesima vergogna italiana” e lancia un appello “alla politica tutta, alle Istituzioni, alle associazioni, ai cittadini”. “Il ghetto è infatti” afferma il comitato “uno dei tanti non luoghi dove vivono in condizioni disumane centinaia di persone (uomini, donne e bambini) molti di loro lavoratori regolari nel nostro agroalimentare”. “Agglomerati urbani di fortuna”, baracche prive di acqua, luce e servizi igienici, luoghi non consoni per chi il nostro sistema produttivo contribuisce a mantenerlo. Tutto questo nella totale indifferenza e impotenza dello Stato, della Regione, del Comune, istituzioni incapaci di garantire il rispetto minimo dei diritti umani; istituzioni che da più parti e più di una volta, sono state interpellate da associazioni locali per capire quali politiche intendeva applicare per porre fine ai problemi del lavoro stagionale. Tuttavia le uniche parole d’ordine sono sempre state le stesse: ruspe, sgomberi. Parole d’ordine frutto di una politica demagogica che non affronta con serietà i problemi ma cerca azioni ad effetto per soddisfare la pancia degli elettori”. “Come molti di voi sanno” prosegue Madio “fin da quando TerreJoniche si è costituita, all’indomani dell’alluvione nel Metapontino, ha sempre lavorato per tutelare le comunità e difendere i diritti calpestati. Il nostro sistema straordinario dell’ortofrutta non può permettersi condizioni barbare da medioevo e le istituzioni non possono lasciare soli i nostri agricoltori e i braccianti a pagare i costi dell’inefficienza, della mancanza di servizi di intermediazione di manodopera, di trasporti, di accoglienza per poi finire, tutti, a pagare lo sfruttamento di prezzo al campo ed a scaricarlo sui più deboli”. L’invito del comitato è di sottoscrivere l’appello per “incontrarci quanto prima per capire come e in che modo arginare questa deriva e quali azioni mettere in campo” perchè “la morte di una donna nigeriana, deceduta nell’incendio di questa mattina, alla quale va il nostro ricordo e il nostro cordoglio più sincero, lo impone affinchè la sua morte non resti vana. Tragedie come questa non devono più accadere perchè possono essere evitate mettendo in campo reali politiche di accoglienza e di rispetto dei diritti di tutte le persone”.

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