Sabato, 13 Aprile 2019 22:43

GLI OCCHIALINI E GLI ELEFANTI

Riceviamo dalla nostra amica Stefania De Toma e pubblichiamo "Io penso che Matera davvero non meritasse anche questo. Non sapevo questa storia degli occhialini che dovrebbero identificare i nostri turisti, me l' hanno fatta notare amici di fuori...

... dai quali il commento più benevolo è stato la domanda  se fosse una burla. Okay, non vi sono nata. Ma quando nel 1996 sono venuta a viverci ho avuto subito la sensazione di essere capitata in un posto  in fermento, proprio quello del mosto di uva buona che sta diventando un vino pregiato. Io che venivo da una Puglia dalla fama di apertura al mondo con le mie passioni legate al teatro, al volontariato, alle arti, mi ritrovai catapultata in una dimensione straordinaria con scuole di grafica , di jazz, con esposizioni, associazioni ispirate alla storia e alla letteratura, con gare di bravura tra fotografi, mostre di scultori  che han scritto la storia dell’arte del novecento, con una presenza di cinema che trasudava dai decenni passati e si traduceva in una serie di discepoli talentuosi e pieni di senso della responsabilità della scuola dei maestri che erano passati qui, dove Cristo non era arrivato perché in realtà vi aveva sempre abitato. Ecco, provenivo da una cultura della fruizione e giungevo a una cultura della crescita, del seminare, dell’innescare per far germinare e rifiorire una comunità che aveva vissuto vicende sociali complesse e la storia millenaria gloriosa di una Città con un declino e rinascita del suo cuore pulsante , che avrei saputo di lì a poco . Io lavoro fuori ormai da un po' da un po', a Matera solo  ogni tanto  e come guida turistica, soprattutto ai ciechi, descrivendo la Matera che i Franco Palumbo, i Mimì Notarangelo,  ma anche mio suocero, la signora Maria, chi nei Sassi ci è nato e vissuto,   mi hanno fatto conoscere.  Ero in Svizzera  il 19 gennaio ’19 insieme a  italiani imbarazzati da uno spettacolo di presentazione  che non aveva saputo far di meglio che coprire una facciata meravigliosa con un  palcoscenico di acciaio, siparietti di cabaret  e la gigantografia di un paesaggio che non   vi si specchiava nemmeno , illuminato  da  file led improbabili e oltraggiato da puntatori Google giganti come residui di luminarie dimenticate lì da chissaqquando.  ( e non voglio ripetermi, mi autocito di un pezzo che non servì a nulla   http://www.sassilive.it/cultura-e-spettacoli/terza-pagina/stefania-de-toma-matera-la-luna-e-gugle/. ). Ripete il mio Sindaco  che lui e i ragazzi della Scaletta erano "nani sulle spalle dei giganti". Mi appartiene quella frase perché, saprà bene anche lui, è un aforisma di Isaiah Ben Elijah da Trani, massimo esponente del talmudismo italiano del suo tempo .  I "nani" (con tutto rispetto)-  che da qualche anno a questa parte "guidano" Matera ora non sono sulle spalle di nessuno , son venuti da fuori e non sono neanche arginati dai materani, i pochi presenti nella Fondazione 2019 e quelli alla guida dell'amministrazione comunale, che avrebbero dovuto vigilare e invece non intervengono evidentemente in modo adeguato in una città che in piena primavera 2019 è sciatta e trascurata, un chiassoso cantiere,  un’esposizione di bandierine di plastica (sì, ho detto plastica ) ormai lerce e sbiadite, un ingorgo di traffico diffuso,un esepio di inadeguatezza dell'accoglienza di massa come quella che sta avvenendo,  un eventificio scoordinato e quasi infruibile con contenuti per il momento ancora decisamente deboli, trainati da passaporti giocattolo che sembrano impedire accessi più che agevolarli. Le divise identificative di un'appartenenza – tornando agli occhialini-  mi ricordano qualcosa che le persone che hanno inventato questa farsa dovrebbero ben conoscere. Ma forse queste persone  a cui è stata affidata Matera  la storia non l’hanno studiata o non la ricordano bene, pur proclamando a vele spiegate,  quando serve opportunamente mostrarsi attivisti politici,  un antifascismo contro  un fascismo che evidentemente non sanno bene  cosa fosse . Non sono giornalista ma credo nella libertà di stampa e di parola. Soprattutto nel coraggio, anche di essere impopolare o , come avverrà sicuramente , di essere  aggredita, ferita,  turlupinata magari. Va bene, lo presto volentieri il fianco perchè  io amo profondamente questa città, la sua Bellezza,la sua storia straordinaria,   la gente che con me ha letto Dante, che ha voluto gli ottantacinque ragazzi da tutta Europa con l’orchestra dei Tamburi di Pace nei Sassi , che ha organizzato i corsi coi Volontari della Polizia per insegnare alla gente comune a salvare la vita dopo aver installato nei sassi i primi DAE,  con mostre cesellate su Matera e per la prima – e unica – volta, tradotte in più lingue e costruite anche perché le vedessero i ciechi, per dirne alcune.  Autocelebrazione ? Mah, potrebbe sembrare così forse. Per me, i miei amici che han lavorato da volontari in queste imprese e la gente che vi ha partecipato in massa è solo ricordare l'incastonarsi in quel percorso in cui ero entrata nel '96 e che si è unito a quello di tantissimi altri materani. Se è vero quel che sento dire diffusamente quelle poche volte ormai in cui giro per Matera vorrei che facessimo qualcosa per fermare tutto questo e riprendere un cammino sereno, quello bellissimo in cui m’ero trovata ventitrè anni fa. Da piccola vidi un film, uno di quei fumettoni americani anni ’50, “La pista degli elefanti” e nell'ultima scena  ricordo infiniti branchi di pachidermi che si riprendevano la loro strada diventata un villaggio di uomini distruggendo tutto ciò che vi era stato costruito  e riportandola alla sua funzione originaria. Ecco, io voglio credere nella pista degli elefanti o magari nel risveglio del nostro bos lassus e che la strana parentesi  di questi anni non crei danni irrimediabili. Se poi ,vista dall' esterno, la mia impressione è sbagliata e queste sono pure  illazioni, chiedo scusa in anticipo . Ma solo se mi si dimostra che lo sono davvero. Grazie". Stefania De Toma 

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