Martedì, 26 Marzo 2019 00:14

NON UNA RAPPRESAGLIA MA UN ECCIDIO

Non fu una rappresaglia. Fu un eccidio. La strage delle Fosse Ardeatine, nei pressi di Roma, fu l'esempio più feroce della repressione nazifascista nei riguardi di cittadini inermi e non responsabili. Mai dimenticare. Mai abbassare la guardia.

Il comando tedesco, per rappresaglia contro un attentato partigiano subito in via Rasella (che provocò la morte di 33 soldati), ordinò la fucilazione di 10 italiani per ogni tedesco ucciso. Il 24 marzo 1944 i tedeschi, guidati da H. Kappler, ufficiale delle SS, comandante della polizia tedesca a Roma, trasportarono alle F.a. – una cava di tufo situata tra le catacombe di Domitilla e di s. Callisto sulla via Ardeatina – 335 fra detenuti politici (civili e militari), ebrei o semplici sospetti (scelti assieme al questore fascista P. Caruso) e li trucidarono. Il massacro avvenne a 23 ore dall’attentato e fu reso noto solo a esecuzione avvenuta. Qualche giorno dopo il massacro, che riguardò un numero di vittime maggiore rispetto a quello che l’ordine originario aveva prescritto, fecero saltare con la dinamite le volte della galleria per ostruire l’accesso alla cava (tratto da Enciclopedia Treccani).

 

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