Martedì, 23 Ottobre 2018 12:03

GLI ARCHITETTI E LA "CARTA DI MATERA"

A seguito delle riflessioni emerse nel corso della Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti svoltasi lo scorso fine settimana a Matera e degli impegni presi dopo l’approvazione del Manifesto del Congresso Nazionale degli Architetti del luglio 2018, gli architetti materani hanno redatto la “Carta di Matera”. 

In una nota si legge che “il documento afferma che l’architetto, per la sua identità, ha un ruolo culturale centrale ed è il fulcro tra storia e modernità. In tutte le città, cosi come nei piccoli comuni, bisogna progettare spazi vivibili e con una visione complessiva e unitaria. Evitare l’approccio episodico alla progettazione. La città futura è essenzialmente la città esistente. Bisogna abbandonare la vecchia prassi del consumo del suolo e recuperare quello abbandonato o usato in maniera non appropriata. La rigenerazione urbana va vista ponendo al centro le persone”. Di seguito i cinque punti della carta di Matera proposta dagli architetti. 

1. Città esistente, città storica e paesaggio urbano: il ruolo dell’Architetto 
La città storica è quel luogo dove è custodita l’identità di una comunità. Nel tempo, questo luogo ha assunto ruoli e usi differenti, perdendo la propria funzione tradizionale e sempre meno è luogo del vivere civico e sociale. I centri urbani sono diventati spazi che ospitano funzioni prevalentemente consumistiche. L’architetto deve riprendere quel ruolo di coordinatore e cultore del progetto. Grazie alla sua formazione, l’Architetto può affrontare tutti gli aspetti del recupero e della rigenerazione ed ha un ruolo nel tutelare e valorizzare i beni culturali. 
2. Identità, conservazione e patrimonio culturale 
L’identità di un territorio è parte della comunità e non può essere demandata a poche persone. I processi di recupero e rigenerazione hanno bisogno di grande partecipazione dei cittadini, tramite gli strumenti concorsuali di Architettura, i laboratori e i dibattiti pubblici. 
3. Un nuovo patto per la conservazione e trasformazione 
Conservazione e trasformazione non devono essere in contraddizione, ma azioni integrate e consequenziali. Non bisogna guardare solo alla città consolidata ma anche alla tutela “intelligente” del paesaggio, sia esso rurale che naturalistico. I centri minori, i borghi sono parte della nostra identità culturale e del territorio costruito. 
4. Tutela del paesaggio e della città storica 
Sono necessari nuovi strumenti pensati per le esigenze di oggi, dove non è al centro il concetto di vincolo ma quello di valorizzazione, al fine di tutelare e trasformare il paesaggio e i centri storici. 
5. Approccio multidimensionale 
I centri storici devono essere approcciati come parte di un sistema urbano, nella consapevolezza che connessioni e funzioni, anche se locali, interagiscono su tutte le parti della città. L’approccio multidimensionale ha efficacia sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica degli interventi, nel rispetto della fisicità dei luoghi. 

"L’azione dell’architetto - afferma il presidente degli architetti materani, Pantaleo De Finis - nella tutela e trasformazione della città storica, deve progredire in maniera continuativa, in sinergia con tutti i protagonisti istituzionali e culturali, che hanno la responsabilità della gestione del territorio e del patrimonio architettonico e culturale. Questa è la sfida che ci poniamo come architetti, con l’entusiasmo e la passione che ha animato il nostro percorso di formazione e la nostra attività professionale”.

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