Giovedì, 23 Agosto 2018 09:12

QUEL RAMO DEL LAGO DI MONTICCHIO...

“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti”... è l’incipit di uno dei più famosi romanzi italiani, incubo di innumerevoli studenti liceali, e per molti la prima soap opera italiana: i promessi sposi. Una tesi , mai confermata né mai smentita, proposta da padre Gabriele Ranzano, gesuita della diocesi di Melfi, Rapolla e Venosa, scomparso nel 2007 all’età di 92 anni...

... e rispolverata di recente dal giornalista e storico lucano Vincenzo Maida nel suo ultimo libro “I muri parlano”, vuole che la famosa immagine descritta da Manzoni da cui parte per il romanzo, non sarebbe ambientata in Lombardia, tra il lago di Lecco, l’Adda, Milano e dintorni, bensì in Lucania, sulle sponde dei laghi di Monticchio, nel Vulture, in provincia di Potenza. E’ stato proprio un quotidiano di Lecco a riprendere la suggestiva tesi che suscita non poca curiosità negli accaniti lettori e studiosi del romanzo. Sarebbe stato quindi Francesco Lomonaco il “Plutarco italiano” da Montalbano Jonico, paese del Materano, quale mentore di Alesandro Manzoni, a regalargli il manoscritto originario “Fermo e Lucia”, considerata opera autonoma, dal quale poi, con alcune rivisitazioni, nacquero i Promessi Sposi. E quel manoscritto riportava una leggenda tradizionale del posto su due sposi promessi che si chiamavano Fermo e Lucia, come nella prima versione del celebre romanzo, alle prese con un signorotto locale.E così Don Rodrigo sarebbe un borbone,padre Cristoforo sarebbe fuggito in Sicilia invece che a Rimini; Agnese, madre della promessa consorte avrebbe invocato la Madonna del Carmine, la Monaca di Monza sarebbe Geltrude De Leyva rampolla dei commendatari dell’Abbazia di San Michele Arcangelo che si affaccia appunto sul Lago piccolo di Monticchio, Alla stessa stregua i “monti sorgenti dall’acque, ed elevati al ciel”, riportati nel passaggio più lirico del romanzo, nel racconto originario non sarebbero il Resegone e le Grigne che si ergono sul Lario, ma le cime del Vulture che si specchiano nei laghi vulcanici di Monticchio. «La tesi è suggestiva, ma purtroppo non può essere verificata né provata perché non ci sarebbe prova di tutto ciò. Ma chissà che un giorno qualcuno non decida di riscrivere il celebre romanzo, e con un nuovo incipit ovvero Quel ramo del lago di Monticchio… (da trmtv.it-Giulio Traietta).

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