PD: STACCARE
Non poteva durare molto. Al più, si sarebbe arrivati alle elezioni europee e a quelle amministrative di giugno, previste nello stesso fine settimana. La botta della Sardegna ha solo anticipato di poco quello che era nell’aria. Di fronte alle massicce percentuali con le quali il Partito democratico ha perso le elezioni, Walter Veltroni ha deciso di rassegnare le dimissioni dalla carica di segretario nazionale del Pd. Lo ha fatto assumendosi le sue responsabilità (come ha detto lui stesso nelle prime dichiarazioni di ieri pomeriggio) e anche quelle degli altri. Respinte una prima volta dalla direzione, Walter ha riflettuto e poi confermato l’abbandono della massima carica piddina. Ora il Partito democratico è davvero nel marasma. Intanto perché, per quanto fosse facilmente ipotizzabile il risultato sardo, nessuno si aspettava un crollo elettorale così rovinoso. Va aggiunto che la presenza costante del presidente Silvio Berlusconi non giustifica il risultato. Il neoeletto Cappellacci, sostenuto in modo asfissiante dal leader della Pdl, pur avendo vinto con un largo margine rispetto al suo diretto antagonista Soru, ha incassato una percentuale di consensi decisamente inferiore rispetto al suo schieramento. Ciò significa che la proposta elettorale del Pd non ha fatto presa sui sardi, che hanno preferito orientarsi su quella del Popolo della libertà. La decisione di Veltroni è politicamente e umanamente comprensibile, ma rischia di trasformarsi in un coma profondo per il suo stesso partito, al cui interno sono esplose irreversibili reazioni di rigetto. Sarà davvero difficile salvare il paziente. Ci vorrà un decreto per staccare la spina?