La giornata odierna volge al termine ma non abbiamo dimenticato il giorno della memoria. Abbiamo, invece, aspettato volutamente gli ultimi minuti, per parlarne. Meglio di noi ha fatto il presidente della Camera Gianfranco Fini e anche il capo del Pd Walter Veltroni ci è piaciuto. Condividiamo appieno le parole del presidente Napoletano, che ha ribadito in questa occasione, come lo stato d’Israele può essere criticato, ma nessuno può mettere in discussione la sua esistenza. Non abbiamo passato, questa volta, la giornata sopraffatti dalla tristezza e dall’amarezza per il genocidio del popolo ebreo commesso dagli sciagurati seguaci del caporale austriaco propugnatore della superiorità della razza e della “soluzione finale” per il popolo eletto. Restiamo però senza parole davanti alla grande tragedia della Shoà che continua a lasciarci attoniti. Ricordai nel pezzo dello scorso anno, di essere stato oltre dieci anni fa, nella regione della Turingia, a distanza di pochi mesi dal crollo del Muro di Berlino. Eravamo di diverse nazionalità, per un meeting sullo sviluppo economico dei nostri territori. I tedeschi, nostri ospiti di turno, probabilmente su richiesta degli israeliani presenti (uno di loro all’epoca era il vicesindaco di Askhelon, nel sud di Israele, che ho rivisto nelle immagini telerie che documentano i danni dei missili di Hamas) hanno pensato bene di farci visitare il campo di sterminio di Buckenwald. E’ stata un’esperienza drammaticamente unica, specie quando abbiamo visto con i nostri occhi gli stanzoni delle “docce” ei forni crematori. Tutto trasudava orrore. Ricordare è sì vivere, ma anche perpetuare, scavare un solco tra il bene e il male, non dimenticare il sangue di sei milioni di ebrei, colpevoli solo di essere ebrei. Joyce Lussu seppe esprimere il massimo del dolore in questa poesia. Un’occasione, nel giorno della Memoria, per meditare ancora…
C'È UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE
C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco".
C'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l' eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C'è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.