Lunedì, 24 Novembre 2008 00:00

UN PAESE CHE CROLLA

Il crollo del soffitto nel liceo scientifico di Rivoli (in Piemonte, si badi e non in qualche regione a marcato rischio sismico) e la morte di un diciassettenne, mentre un altro è in condizioni critiche, ci indignano in maniera davvero marcata. Possiamo continuare a metabolizzare, grazie all’ironia e al disincanto, tante cose di questo scassato Paese (e lo hanno scassato in tanti, di destra, di centro e di sinistra, ammesso che fosse sano dall’inizio), ma sulla sicurezza nò. E passi per chi, per quanto tragicamente, rischia di suo sui cantieri edili o nei campi da arare molto spesso non rispettando di persona le misure di sicurezza, ma è atroce constatare che gli alunni dell’ottanta per cento delle scuole italiane mettono a repentaglio la loro esistenza...
UN PAESE CHE CROLLA
 
Il crollo del soffitto nel liceo scientifico di Rivoli (in Piemonte, si badi e non in qualche regione a marcato rischio sismico) e la morte di un diciassettenne, mentre un altro è in condizioni critiche, ci indignano in maniera davvero marcata. Possiamo continuare a metabolizzare, grazie all’ironia e al disincanto, tante cose di questo scassato Paese (e lo hanno scassato in tanti, di destra, di centro e di sinistra, ammesso che fosse sano dall’inizio), ma sulla sicurezza nò. E passi per chi, per quanto tragicamente, rischia di suo sui cantieri edili o nei campi da arare molto spesso non rispettando di persona le misure di sicurezza, ma è davvero atroce constatare che gli alunni dell’ottanta per cento delle scuole italiane mettono a repentaglio la loro esistenza per inadeguatezza delle aule o per l’inesistenza degli impianti di sicurezza. A quanto si è appreso dopo l’incidente, gli ultimi interventi di tipo strutturale risalivano al 1934, vale a dire a oltre settanta anni fa e che non si può nemmeno pensare che una porta metallica che sbatte contro gli infissi possa portare a un cedimento di questa natura. Il presidente Silvio Berlusconi ha definito l’evento una “tragica fatalità”. Sappiamo bene che, in ogni caso, le responsabilità sulla sicurezza delle scuole sono suddivise tra gli enti locali e che, in sede governativa, questo spinoso argomento non può trovare facili colpevoli né in questo e né almeno altri quattro governi precedenti. Ma il crollo di Rivoli ci porta a pensare che è ormai indifferibile una vera e seria riforma della scuola che provveda (oltre che a mettere i meritevoli alla stregua dei raccomandatissimi figli dei “baroni” universitari o che prenda in esame il taglio dei tanti rami secchi esistenti) a mettere in sicurezza tutte le scuole italiane, dalla prima all’ultima. Ci pensi la ministra Maria Stella Gelmini, ci pensi il Governo, il Presidente del Consiglio, l’intero Parlamento e su di loro vigili incessantemente il Presidente della Repubblica. Forse ci vorrà l’importo di un’intera Finanziaria ma, per una volta, saranno soldi spesi bene fino in fondo. Almeno, lo speriamo…
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