Martedì, 13 Novembre 2007 00:00

TRA GARIBALDI E PADANIA…

La Rivoluzione d’ottobre e Il Talismano Al Cioccolato di Pietrapertosa – Santarcangelo (Quest'Ultimo Tutto Con Le Maiuscole, Mi Raccomando) mi ha distratto da un altro evento di rilievo per lo meno nazionale. Nel corso di una commemorazione di Giuseppe Garibaldi, alcuni rappresentanti (tra i quali anche parlamentari) della Lega hanno inscenato una poco edificante gazzarra, levando cartelli che definivano l’eroe dei due mondi “delinquente e massone”. Il presidente della Camera ha definito l’episodio come una “manifestazione di cattivo gusto” e mi sta anche bene. L’episodio, però, non va trascurato, dal momento che offre a noialtri italiani centromeridionali uno spunto di riflessione...
TRA GARIBALDI E PADANIA…
 
La Rivoluzione d’Ottobre e Il Talismano Al Cioccolato di Pietrapertosa – Santarcangelo (Quest'Ultimo Tutto Con Le Maiuscole, Mi Raccomando) mi ha distratto da un altro evento di rilievo per lo meno nazionale. Nel corso di una commemorazione di Giuseppe Garibaldi, alcuni rappresentanti (tra i quali anche parlamentari) della Lega hanno inscenato una poco edificante gazzarra, levando cartelli che definivano l’eroe dei due mondi “delinquente e massone”. Il presidente della Camera ha definito l’episodio come una “manifestazione di cattivo gusto” e mi sta anche bene, dato il proverbiale aplomb con il quale l’on. Fausto Bertinotti sa rivestire le sue esternazioni. L’episodio non va trascurato, dal momento che offre a noialtri italiani centromeridionali uno spunto di riflessione sulle aspirazioni secessioniste della Padania. A loro dire, la colpa del misfatto sarebbe stata di Garibaldi, che condusse la spedizione dei Mille fino al Volturno, conquistando in un impeto di suprema arte militare e strategica, guarnigioni già arresesi a causa del tradimento dei famosi “generali felloni” dell’esercito borbonico. Dove si combatté, Garibaldi e i suoi trovarono irriducibili uomini d’arme a sbarrargli il passo. Ma, questa, è un’altra storia… Quello che mi preme sottolineare è che, per quanto impensabile e anacronistica, una separazione dal Nord Est non potrebbe che darci lustro, onore e anche sviluppo economico. Va da sé che i separandi dovrebbero restituire ai discendenti del Regno delle due Sicilie il bottino saccheggiato durante la guerra di annessione che, come qualcuno sa, ammontava al doppio della somma derivata dall’addizione delle riserve auree di ogni staterello preunitario. Non solo. Noialtri centromeridionali (vedrei bene una entità federale, formata da una Repubblica partenopea e da uno Stato Pontificio, Romagna compresa, mentre gli altri potrebbero organizzarsi autonomamente) faremmo ogni sforzo per garantire all’Austria la restituzione dei loro terroni (scusate, terùn), costituiti dalle popolazioni del Triveneto e da quelle friulane, tridentine e giulie. Ovviamente, quella che dico è una divagazione sui tempi che furono e che ormai sono definitivamente superati dal nostro essere italiani e uniti. Voi padani, però, una cosa non dovete mai dimenticarla: mentre vi aggiravate per le nebbiose pianure dell’oltrepò con gli elmi decorati di corna da noi, tra Roma, Velia e Metaponto e Sibari, fiorivano civiltà e filosofie mirabili, fatte di rispetto, umanità e riconoscenza del valore dell’Uomo. E, se Garibaldi fu massone, beh, sempre meglio il suo grembiulino con squadra e compasso che la pochette verde di Bossi. Altro che Padania…
                                                                                                                                                                Giesse
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