Martedì, 06 Marzo 2007 00:00

AFFIDO CONDIVISO: TAVOLA ROTONDA AL VILLAGGIO DEL FANCIULLO

“L'affido condiviso dei figli minori: sfida culturale e possibili percorsi psico-giuridici” è il tema del convegno organizzato dai Padri Rogazionisti del Villaggio del Fanciullo che si è svolto mercoledì 28 febbraio nell'auditorium della storica struttura di accoglienza materana da poco trasformatasi in comunità alloggio a ciclo diurno e residenziale. Ottantamila separazioni e 45mila divorzi con 75mila minori implicati. Sono questi i numeri riferiti all'anno 2004, che inquadrano il problema della tutela dei bambini costretti a vivere la fase conflittuale durante e dopo la separazione dei genitori. Dopo il saluto e la presentazione degli ospiti da parte del direttore della Comunità Alloggio, Padre Giuseppe De Vito, il vescovo di Matera, Salvatore Ligorio, ha sottolineato il grande ruolo sociale nella tutela dei minori svolto dalla struttura di accoglienza fondata da Annibale Di Francia. “I padri rogazionisti -ha detto- svolgono un importante ruolo educativo e di conforto verso i più deboli, i minori, sul quale porto la mia testimonianza diretta. In Sicilia, Puglia e Basilicata i ragazzi dei 'Villaggi' hanno saputo mettere a frutto le loro potenzialità diventando professionisti affermati in diversi campi. L'esperienza di questi ragazzi testimonia quanto i santi siano profetici nell'attezione verso la dignità dell'uomo”. La tavola rotonda coordinata da Oreste Lo Pomo, presidente dell'Ordine dei giornalisti di Basilicata, si è rivelata un confronto a più voci alla ricerca di una prassi condivisa tra tribunale ordinario, tribunale per i minorenni e servizi sociali. “La politica di sostegno alla famiglia e ai diritti dei bambini si fa, certamente, con leggi che riconoscono quei diritti troppe volte ignorati e predisponendo servizi dotati di professionisti in grado di dare l'aiuto necessario alla famiglia che affronta il dramma della separazione. Ma si fa, anche, costruendo le città a dimensione di bambine e di bambini. Città che ascoltano, città che fanno crescere, città sicure non perché sono progettate a tavolino, ma perché pensate e vissute dalle persone. Città dove i fanciulli possono crescere in serenità, giocando, esplorando e conoscendo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Maria Antezza, A parere di Antezza il tema dell'affido condiviso “pone anche un problema più generale, quello di considerare i bambini non come oggetto del desiderio dell'adulto ma come soggetto di diritti. E' questa la sfida culturale che abbiamo di fronte, il cui esito sarà quello di pensare alla famiglia non più come luogo di singole potestà, ma, come luogo di comuni responsabilità, cioè come luogo di genitorialità responsabile”. Antezza ha poi ricordato “tra i principi ispiratori della nuova legge regionale sulla rete dei servizi di cittadinanza sociale, vi è la 'valorizzazione della vita familiare quale dimensione privilegiata per la crescita, lo sviluppo e la cura della persona'. A partire, cioè, da questa legge devono crescere in qualità e quantità i servizi di sostegno alla famiglia, anche se in questi anni in Basilicata non siamo stati fermi. Alla fine del 2006 abbiamo stanziato nuove risorse finanziarie a favore delle Asl, per rilanciare l'attività dei consultori ampliando gli obiettivi precedenti con un esplicito riferimento alla mediazione familiare a fronte della crescente domanda di servizi legati a fenomeni di instabilità familiare e crisi delle competenze genitoriali. Interventi utili da realizzare a sostegno della coniugalità e della genitorialità”. “Far crescere bene i nostri bambini - ha concluso Antezza - è un dovere che riguarda non solo la famiglia, ma anche la società. Le famiglie non possono essere lasciate sole, devono poter contare su servizi sociali adeguati.
Nel corso del dibattito i relatori hanno evidenziato le caratteristiche della nuova legge (del 2006) sull'affido condiviso ed i suoi limiti. “La legge non fornisce criteri univoci di applicazione -afferma Mirella Delia, Magistrato del Tribunale Civile di Matera- per cui diventa difficile il compito del giudice di dare contenuto a questa norma. L'intento è comunque nobile cioè garantire la bigenitorialità salvaguardando il diritto del minore a non vedere disgregato il quadro familiare”. La nuova legge si fa interprete dei cambiamenti in atto nella società visto che dal 1975 ad oggi le separazioni sono triplicate. “Scompaiono i ruoli ben definiti -sostiene Pasquale Andria, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Potenza- ma viene riconosciuto il valore della bigenitorialità nelle relazioni con i figli. Di certo la patologia del rapporto di coppia non deve compromettere lo sviluppo del figlio”. La nuova legge che tutela anche i rapporti del bambino verso i nonni mira a privilegiare lo sviluppo di un clima di serenità intorno a lui. “Il figlio spesso diventa un ostaggio dei genitori -afferma la psicologa Assunta Basentini- che si tramuta in una situazione di ricatto emozionale. Da qui nasce l'esigenza dell'ascolto in uno spazio adeguato dal punto di vista delle forme e dei colori”. L'incontro è stato patrocinato dalla presidenza del Consiglio regionale della Basilicata, dalla Provincia e dal Comune di Matera.

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