Mercoledì, 07 Novembre 2007 00:00

SCONVOLGIMENTI

Novant’anni fa il mondo fu sconvolto dall’evento. Oggi restiamo sconvolti dalle dichiarazioni di Oliviero Diliberto, per quanto minimizzate dall'interessato questa mattina e ridotte a rango di scherzo. Ricorre, infatti, l'anniversario della Rivoluzione russa, quando nel 1917 (dopo un tentativo fallito nel 1905) la componente bolscevica (che significa, in pratica, maggioritaria) del parlamento russo zarista chiamò alla rivolta armata la popolazione di uno dei più grandi imperi ancora esistenti sulla faccia della terra. Apostolo e guida della Rivoluzione fu Vladimir Ilic Ulianov Lenin.
SCONVOLGIMENTI
 
Novant’anni fa il mondo fu sconvolto dall’evento. Oggi restiamo sconvolti dalle dichiarazioni di Oliviero Diliberto.E’ la ricorrenza della Rivoluzione russa, quando nel 1917 (dopo un tentativo fallito nel 1905) la componente bolscevica (che significa ,in pratica, maggioritaria) del parlamento russo zarista chiamò alla rivolta armata la popolazione di uno dei più grandi imperi ancora esistenti sulla faccia della terra. Contravvenendo a tutte le elaborazioni teoriche del filosofo Karl Marx non fu la classe operaia angariata dallo sfruttamento capitalistico e dall’alienazione della fabbrica a fare la rivoluzione, ma i contadini, che in Russia erano appena al di sopra dei servi della gleba di marca feudale. Apostolo e guida della Rivoluzione fu quel Vladimir Ilic Ulianov Lenin che, grazie ai buoni auspici della Germania prussiana (che sperava, così di arrivare a una pace separata con lo Zar ed ammassare le truppe sul fronte occidentale), riuscì a raggiungere Mosca in un vagone blindato e a guidare le masse insorte. Seguì la proclamazione dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche e una serie di eventi altamente positivi affiancati da altrettanti sanguinosi fatti negativi. Ricordiamoli con alcune parole chiave: la statalizzazione della proprietà privata, la terra ai contadini, la conquista della parità di diritti per tutti, l’eguaglianza tra uomini e donne, l’istruzione pubblica, la tutela dell’infanzia, l’assistenza sanitaria e pensionistica per tutti, il sentirsi artefici del proprio destino, l’abolizione delle odiose servitù fino ad allora inflitte da una nobiltà e un clero arretrato e chiuso ad ogni istanza di progresso. Di contro la Rivoluzione fece germogliare i semi di un assolutismo di tipo statale, la dura repressione delle libertà individuali sacrificate alla ragione e alle logiche di partito, il potenziamento delle polizie segrete e dei campi di concentramento per i dissidenti politici, lo sterminio degli ebrei, l’incapacità a trovare soluzioni per un’economia interna sempre più orientata a contenere i salari, affamando spesso la popolazione e favorendo un’esportazione di facciata finalizzata all’incameramento di valuta occidentale pregiata, spesso distribuita nelle tasche dei componenti la nomenklatura. Ma, nel bene e nel male, la Rivoluzione fu un grande evento che sconvolse il mondo, come scrisse il grande giornalista americano John Reed, oggi sepolto nel Cremino non distante dal corpo imbalsamato di Lenin. Va da sé chiedersi perché Diliberto, capo del partito dei Comunisti italiani, in pellegrinaggio a Mosca, ha avuto la balzana idea di dichiarare di sentirsi pronto ad ospitare in Italia la salma di Lenin, nel caso i russi non la volessero più. Non mi sembra che il capo del governo russo Putin (già comunista e capo del Kgb) né alcun altro della nuova nomenklatura abbia mai manifestato questa intenzione né i russi ci sembrano disponibili a perdere un loro eroe. A Dilibé (come dicono a Roma) e conta fino a dieci prima de parlà.
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