I LAVORI DEL CONSIGLIO LUCANO DI AVANTIERI

Un minuto di silenzio per i morti sul lavoro. Su proposta del consigliere Giannino Romaniello (Gm), subito accolta dal presidente dell’Assemblea Vito Santarsiero avantieri pomeriggio, in apertura di seduta, l’Aula ha osservato un momento di raccoglimento in memoria di Carmine Picerni, operaio di 39 anni della Ponteggi Dalmine di Potenza morto nei giorni scorsi per un incidente sul lavoro.

Nell’esprimere la propria solidarietà alla sua famiglia e a quella di Antonio Caggianese, operaio della Ageco che ha perso la vita un mese fa, Romaniello ha sottolineato la necessità “di porre all’attenzione di noi tutti il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Dall’inizio dell’anno in Basilicata si sono stati cinque morti sul lavoro, servono risorse per la prevenzione, siamo in presenza di un sistema di controllo inadeguato e insufficiente, quello che si fa in termini in sicurezza non è mai troppo e la nostra regione è una di quelle più in ritardo. Mi auguro che a partire dalla richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali nei giorni scorsi, si immagini un provvedimento legislativo per assumere questo tema e meglio interpretare e rispondere ai bisogni dei lavoratori”. 
I risultati delle analisi sulle acque prelevate dai cinque pozzi di drenaggio attivi ai fini della sicurezza radiologica del sito, come prescritto dalla Conferenza di servizi del 3 ottobre scorso, eseguite in contraddittorio nel mese di novembre 2017 e trasmesse dal Dipartimento provinciale di Matera dell’Arpab hanno rilevato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione (csc) per il cromo esavalente in tutti e cinque i pozzi e per il tricloroetilene in quattro pozzi, confermando l’estensione dei predetti superamenti anche alle acque sottostanti le aree monitorate”.
Lo ha detto ieri, in Consiglio regionale, l’assessore della Basilicata all’Ambiente, Francesco Pietrantuono, illustrando le attività svolte dalla Regione in apertura del dibattito innescato dal sequestro di alcune vasche e dello scarico a mare dell’impianto Itrec di Rotondella e di quello adiacente della ex Magnox, dismesso da tempo. L’assessore ha spiegato che l’Arpab “ha rappresentato la necessità da parte del gestore del sistema di emungimento delle acque di adottare immediatamente le necessarie misure di prevenzione e di eseguire gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza. Necessità - ha evidenziato - ribadita dalla Regione con successive note di gennaio e di marzo”. “La Conferenza di servizi del 10 aprile scorso - ha proseguito Pietrantuono - oltre all’approvazione del documento di analisi di rischio, da cui risulta un rischio non accettabile con conseguente obbligo di bonifica, ha preso atto che le attività di rimozione del serbatoio e la relativa condotta Magnox non hanno avuto inizio in attesa del nulla osta da parte dell’Ispra ed ha affrontato anche il problema dello scarico a mare delle acque emunte dai pozzi di drenaggio dell’impianto Itrec, registrando la diversità tra la posizione di Sogin/Enea e quella dell’Arpab e della Regione”. L’assessore, nel corso del suo intervento ha ripercorso in maniera dettagliata tutte le tappe della vicenda, partendo dal superamento delle soglie di contaminazione, che era stato riscontrato a giugno del 2015, durante un monitoraggio prescritto dall’Aia e comunicato alla giunta regionale con una nota congiunta da parte di Sogin, in qualità di gestore del sito Itrec e di Enea, quale soggetto proprietario dell’area.

 

In un nuovo intervento a conclusione del dibattito sull’Itrec di Rotondella, l’assessore regionale all’Ambiente, Francesco Pietrantuono ha ricordato all’assemblea che “si tratta di una vicenda che proviene dagli anni ’80” e che comunque necessita “di un approfondimento, possibilmente in altra sede, sia in merito alla vicenda nucleare che a quella radiologica, evitando di creare una confusione tra temi”. L’assessore ha aggiunto che “creare una guerra di esperti non ci consente nemmeno di definire un percorso comunicativo di dignità basilare per la nostra regione. Le critiche vanno fatte, anche con durezza, ma bisogna provare ad evitare una confusione fra i diversi piani e questioni. Quella vicenda - ha ricordato Pietrantuono - è stata scoperta nel 2015, per una Via all’interno dell’area di proprietà di Enea imposta dal Ministero, e dopo uno stop di un anno e mezzo circa ha ripreso ad essere studiata in maniera scrupolosa e dettagliata. Fondamentale è stato il contributo dei tavoli della trasparenza, in cui si sono articolati livelli di discussione veramente importanti. Mi riferisco ad esempio a quello del mese di giugno del 2017, molto utile anche sulla parte di indagine relativa all’inquinamento chimico-convenzionale. Oggi - ha continuato - si avviano diverse attività, e forse rispetto alla posizione di Arpab e Regione Basilicata la Sogin avrebbe fatto bene ad adempiere nei tempi adeguati. Abbiamo fiducia, intanto, nel lavoro della magistratura, che sicuramente continuerà. Ma bisogna allo stesso tempo evidenziare che dal punto di vista radiologico la situazione è sicuramente sotto controllo. Nei prossimi giorni seguiremo con grande attenzione - ha assicurato l’assessore - la vicenda dell’impianto di depurazione ed è chiaro che proveremo a ragionare con Ispra per tenere insieme sia l’aspetto radiologico che quella della depurazione in loco del sito. Siamo di fronte ad una messa in sicurezza di emergenza, ma riferita - ha ribadito - ad una vicenda che risale agli anni Ottanta del secolo scorso. C’è poi la questione di una corretta informazione sul territorio: abbiamo provato ad articolarla con i tavoli trasparenza, con comunicazioni aggiuntive via web di atti e documenti. Ma forse non basta. Esiste una complessità della questione che merita un approccio più attento, partendo anche dal fatto che la materia investe Sogin ed Enea, che sono i soggetti non responsabili, che però hanno trovato l’inquinamento in seguito alla Via ministeriale del 2015. In tutta questa vicenda ognuno risponde alla sua coscienza, ma la Regione ha provato ad agire nel miglior modo possibile. L’impianto Sogin, però, è un impianto con autorizzazione nazionale, che la Regione - ha messo in chiaro Pietrantuono - non può bloccare in via discrezionale”.
Il Consiglio regionale ha anche approvato all’unanimità una mozione proposta dal consigliere Nicola Benedetto che impegna il governo regionale “ad attivare tutte le misure opportune a scongiurare il pericolo concreto di riduzione del personale e dei livelli reddituali, nonché il deterioramento della qualità dei servizi garantiti alla struttura ospedaliera affidataria del contratto di appalto”. Con il documento si ricorda i servizi del quinto lotto della gara per i servizi di pulizia, riguardante l’ospedale San Carlo, sono stati aggiudicati alle società Ecclesia, serenissima s.p.a., Tre Fiammelle, Ditta Meit, Multiservice Sud riducendo il monte ore da 300 mila a 205 mila ore annue, mentre “la legge della Regione Basilicata del 15 febbraio 2010, n. 24 – si legge nella mozione - prevede, in questi casi l’utilizzo del personale già assunto dalla precedente impresa appaltatrice e il mantenimento delle condizioni economiche e contrattuali già in essere”. Con la riduzione di un terzo del monte ore, invece, “risulterebbe difficile garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e reddituali del personale addetto ai servizi di pulizia ed altri servizi integrati dell’Ospedale San Carlo di Potenza e il mantenimento dei livelli di qualità delle prestazioni e dei servizi previsti nell’affidamento a beneficio dell’Azienda Ospedaliera San Carlo”.