IL MESSAGGIO PASQUALE DI DON PINO

Riceviamo e pubblichiamo il messaggio dell'Arcivescovo di Matera-Irsina, Mons. Giuseppe Caiazzo, per la Santa Pasqua. " Carissimi fratelli e sorelle, nell’imminenza della Settimana Santa, desidero rivolgervi un augurio particolare, che vuole collocarsi nel solco del “percorso sinodale” che la nostra Chiesa locale sta portando avanti. Ci stiamo confrontando, ascoltandoci. Stiamo riflettendo, proponendo e guardando fiduciosi alla celebrazione del Sinodo vero e proprio che, a Dio piacendo, celebreremo il prossimo anno. Celebrare la Pasqua del Signore morto e risorto significa sapere o imparare a cogliere l’oggi di Dio, qui nella nostra Chiesa, nel mondo intero. Gesù Cristo, il Risorto, ci chiede di uscire dalle tombe del fatalismo, del tradizionalismo, della rassegnazione, del buonismo, del “si è sempre fatto così”, dell’indifferenza, del pessimismo, del piangersi addosso. Celebrare la Pasqua del Signore significa celebrare l’uomo redento, capace di riemergere dalle sabbie mobili che inghiottiscono la dignità, umiliandola e soffocandola. Significa avere la capacità di sentire il grido d’aiuto “silenzioso” di quanti non hanno più voce, capace di lottare e combattere per i diritti umani violati e calpestati. Si spenga in noi la tentazione che la Pasqua significhi cercare e trovare consolazioni in processioni, incensi e devozioni. Non è così che attiriamo lo sguardo di Dio su di noi. Né tantomeno escludendo dalla nostra vita i fratelli di sangue per motivi di interesse, di eredità, lontani, i diversi perché di altro colore… Non è così che celebriamo la Pasqua dei cristiani. Celebrare la Santa Pasqua significa che tutti noi, sacerdoti, diaconi, religiosi/e, laici, spogliandoci di tutto ciò che rappresentiamo, invadiamo le case, le strade, i luoghi dimenticati da tutti, portando ovunque la luce radiosa del Risorto. Annunciare che Cristo è Risorto significa condividere, servire, l’umanità sofferente nel corpo e nello spirito, aiutandola a risollevarsi dalle tante cadute, dalle ingiustizie subite, dalle umiliazioni patite, dall’indifferenza che l’hanno trasformata in uno “scarto” da emarginare. Fare un percorso sinodale, alla luce del mistero pasquale, vuol dire mettersi in ascolto reciproco, senza paura di confrontarsi, di essere giudicati e criticati. Per non perdere di vista la fedeltà al mandato di Cristo, lasciamo che sia solo l’amore l’unica via che ci permette di capire le attese, i bisogni reali della gente, le difficoltà che incontriamo ad annunciare ed ad incarnare il Vangelo. Papa Francesco ci dice: «Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà». In ogni contesto: nelle famiglie, in primis, nella politica, nel mondo del lavoro e dell’istruzione, nella Chiesa stessa, troviamo un elemento comune: l’incapacità di dialogare. Si grida, si accusa, si denigra. Spesso assistiamo increduli, ma anche totalmente indifferenti allo sgretolarsi di una società che perde il gusto di essere umana, vera, autentica, trasparente; incapace di soffrire e offrire, di gioire ed esultare. Si avverte il bisogno di comunione, di spirito di corresponsabilità. L’umanità, spesso viene calpestata, uccisa, sotterrata… (i morti si sotterrano, si seppelliscono, si rinchiudono dentro ad un sepolcro). E se chi sfrutta, manipola, distrugge, lo facesse dimenticandosi che l’umanità fosse un seme? Se proprio l’umanità stessa avesse dimenticato d’esserlo? Il seme, sotterrato, innaffiato, curato, germoglia e rinasce a nuova vita. Noi siamo il seme di Dio, destinati dunque, non a morire, ma a nascere, a rinascere, a risorgere… Come Maddalena, come Pietro e Giovanni, come i discepoli di Emmaus, come Tommaso e tutti gli altri apostoli che hanno visto il Risorto e toccato le piaghe della sofferenza e della croce, annunciamoci l’un l’altro l’esperienza intrisa di fatti, persone, luoghi e situazioni che mostrino concretamente cosa significa che Cristo è davvero Risorto. Usciamo anche noi dal chiuso del Cenacolo che, se non animato dal fuoco dello Spirito Santo e del Cristo vivo, ci tiene inerti, prigionieri della paura. Corriamo per le strade di questa storia con gioia e rinnovato entusiasmo, gridando con la forza della vita che Cristo è veramente Risorto! Santa Pasqua a tutti e buona continuazione del percorso sinodale. Vi abbraccio e benedico tutti.
† Don Pino