CENTO ANNI FA...

Un secolo fa il mondo fu sconvolto dall’evento. Ricorre, infatti, l'anniversario della Rivoluzione russa, quando nel 1917 (dopo un tentativo fallito nel 1905) la componente bolscevica (che significa, in pratica, maggioritaria) del parlamento russo zarista chiamò alla rivolta armata la popolazione di uno dei più grandi imperi ancora esistenti sulla faccia della terra. Contravvenendo a tutte le elaborazioni teoriche del filosofo Karl Marx non fu la classe operaia...

...angariata dallo sfruttamento capitalistico e dall’alienazione della fabbrica a fare la rivoluzione ma i contadini, che in Russia erano appena al di sopra dei servi della gleba di marca feudale. Apostolo e guida della Rivoluzione fu quel Vladimir Ilic Ulianov Lenin che, grazie ai buoni auspici della Germania prussiana (era in corso la Prima guerra mondiale e il Kaiser sperava, così di arrivare a una pace separata con i russi ed ammassare le truppe sul fronte occidentale), riuscì a raggiungere Mosca in un vagone blindato e a guidare le masse insorte. Seguì la proclamazione dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche e una serie di eventi altamente positivi affiancati da altrettanti sanguinosi fatti negativi. Ricordiamoli con alcune parole chiave: la statalizzazione della proprietà privata, la terra ai contadini, la conquista della parità di diritti per tutti, l’eguaglianza tra uomini e donne, l’istruzione pubblica, la tutela dell’infanzia, l’assistenza sanitaria e pensionistica per tutti, il sentirsi artefici del proprio destino, l’abolizione delle odiose servitù fino ad allora inflitte da una nobiltà e un clero arretrato e chiuso ad ogni istanza di progresso. Di contro la Rivoluzione fece germogliare i semi di un assolutismo di tipo statale, la dura repressione delle libertà individuali sacrificate alla ragione e alle logiche di partito, il potenziamento (perché già esistevano e si davano da fare) delle polizie segrete e dei campi di concentramento per i dissidenti politici, lo sterminio degli ebrei, l’incapacità a trovare soluzioni per un’economia interna sempre più orientata a contenere i salari, affamando spesso la popolazione e favorendo un’esportazione di facciata finalizzata all’incameramento di valuta occidentale pregiata, spesso distribuita nelle tasche dei componenti la nomenklatura. Ma, nel bene e nel male, la Rivoluzione fu un grande evento che sconvolse il mondo, come scrisse il grande giornalista americano John Reed, oggi sepolto nel Cremino non distante dal corpo imbalsamato di Lenin. Da quell'evento germogliò anche la scissione di Livorno all'interno del Partito socialista italiano. Qualche anno dopo nacque, infatti, il Partito comunista e dopo un altro paio d'anni vide la luce "l'organo" del quel partito: l'Unità. Il Pci non c’è da tempo e l’Unità, dopo aver chiuso una seconda volta, ha ripreso a stampare, ma non “suona” (perché non è un organo) più. La Russia non è più sovietica, ma ha ancora un "piccolo Padre" che la domina con il pugno di ferro. In compenso la nuova nomenklatura si nuove più o meno come prima, assicurandosi risorse e vantaggi. Gli ex comunisti, dopo essere stati impegnati in un valzer di contrapposizioni all’interno del Pd, ci riprovano (con pochissima efficacia) con un nuovo soggetto politico: l'art.1 MDP. I risultati sono penosi, specie dopo le elezioni siciliane, dove la sinistra e il PD-centro sinistra hanno dato ampia dimostrazione della loro incapacità a trovare una benché minimo accenno di linea comune. E l'elettorato, che non è da tempo "popolo bue" l'ha capito e li ha puniti. Ora, compagni, ponetevi l'interrogativo che Lenin traspose in un volumetto dopo la mancata rivoluzione del 1905, prendendo a prestito il titolo di un romanzxo di Cernijcevsky: "Che fare?"