OGGI, SETTANTAQUATTRO ANNI FA...

Correva l’anno 1943 ed era il mese di settembre. Il giorno otto, nella località di Cassibile, era stato firmato l’armistizio tra le truppe alleate e il governo italiano in carica. C’era stata, in precedenza, la defenestrazione del Duce del Fascismo Benito Mussolini (era successo il 25 Luglio, a Roma), con una prima tregua nei riguardi di una nazione stremata dalla guerra al fianco delle truppe germaniche. Con la firma dell’armistizio la guerra non cessò, ma continuò al fianco delle truppe anglo-francesi e americane. Al Sud erano ancora presenti le truppe tedesche di occupazione che si ritiravano verso il settentrione d’Italia. Al loro comando, il feldmaresciallo Albert Kesselring. Responsabile della linea di difesa del centro Italia, dall’Umbria al Tronto, utilizzò il principio del terrore nei riguardi delle popolazioni, che furono colpite da rappresaglie, deportazioni e fucilazioni spesso ingiustificate e in più tendenti a terrorizzare i cittadini. E incominciò proprio da Matera. La città si sollevò proprio mentre i tedeschi andavano via, depredando i pochi negozi esistenti. Armi alla mano, i materani cacciarono gli invasori, uccidendone alcuni, autori delle ultime razzie. Il generale Von der Schulenburg, diretto collaboratore di Kesselring, applicò senza alcuna esitazione le sue direttive, con l’uccisione di molti civili, alcuni mitragliati a sangue freddo. Ii tedeschi operarono anche un rastrellamento e, dopo aver rinchiuso inermi civili nella caserma della Milizia fascista, all’ingresso sud della città, fecero saltare l’edificio, provocando un vero e proprio massacro. Il monumento ai quei caduti, la targa sulle mura del palazzo del Governo, quella sulla Camera di Commercio e la più recente, apposta sulla facciata di quella che fu la Società Elettrica, ricordano quelle giornate terribili. Matera fu insignita della medaglia d'argento al valore per questo atto di eroismo. Si trattò del primo esempio post unitario di ribellione del Sud agli oppressori venuti dal Nord, per responsabilità di un governo nazionale totalitario e liberticida. Oggi il nostro pensiero va a chi, impugnando le armi, decise di liberarsi degli invasori e di ri-costruire l’Italia. Sicuramente non li dimenticheremo e la medaglia d'oro al valor civile conferita alla città dei Sassi sarà un ulteriore incentivo a tenere desta la memoria e a difendere la democrazia e la libertà.