MELFI: FCA CON GLI OCCHI A MANDORLA?

Le “voci” sull’interessamento di gruppi industriali cinesi per FCA – sia pure ancora non chiare – ci preoccupano. Dietro i nostri timori non c’è solo la difesa dei posti di lavoro a Melfi, in una fase delicata segnata dal ricorso nelle prossime settimane ad nuovo ciclo di cig, ma anche e soprattutto l’orgoglio di conservare un marchio strategico e storico dell’industria automobilistica, un orgoglio che è nel dna dei lavoratori di Melfi che hanno fatto la storia e la fortuna di vendite di Fca. Sia chiaro: non nascondiamo la testa sotto la sabbia ignorando che il settore dell’automotive è interessato da complesse manovre internazionali di ristrutturazione e da alleanze, acquisizioni-vendite di marchi. Un “gioco ad incastro” – diventato di natura geo-politica con interessi dello Stato Cinese e di gruppi industriali cinesi – per accrescere la presenza sui mercati in tutti i Paesi del mondo e con all’orizzonte importanti sfide da raccogliere: dall’auto elettrica che dovrà sostituire nel medio termine quelle a benzina, al pilota automatico destinato a rivoluzionare in maniera definitiva il mercato. Ma se la nuova “asticella” di vendite della Fca è da tempo fissata in almeno 2 milioni di unità, non c’è alcun bisogno dei cinesi. Il traguardo potrà essere raggiunto grazie all’arrivo sul mercato di diversi nuovi modelli che, da qui al 2020, rinnoveranno ed amplieranno la gamma di Jeep. Per questo abbiamo sempre pensato che lo stabilimento Fca di Melfi deve diventare «la fabbrica centrale europea a marchio Jeep» candidando la piattaforma di Renegade e Fiat 500X dello stabilimento lucano da subito alla produzione del nuovo suv prima che Fca possa rivolgersi ad altri stabilimenti, specie esteri. E i “rumors” sull’interesse cinese per Fca rafforzano quell’esigenza più volte espressa, senza essere ascoltati, di realizzare un Osservatorio regionale dell’automotive . Non voglio, almeno per ora, nemmeno prendere in considerazione ipotesi di cosiddetto “spacchettamento” dei marchi e delle produzioni italiane del Gruppo Fca, ipotesi tanto più sciagurate perché perseguirebbero una logica di marginalizzare alcuni stabilimenti, guarda caso tutti del centro-sud. C’è bisogno, dunque, da parte dell’istituzione regionale e dell’imprenditoria regionale di un atteggiamento che tenga il passo impresso dal management Fca oltre che “osservi” con grande attenzione quanto sta avvenendo nell’industria mondiale dell’auto. Questo non solo per allontanare quella che si rileverebbe come la “minaccia cinese” accrescendo lo “spettro” che agita i circa mille operai addetti alla linea della Punto ma anche e soprattutto per garantire un futuro a tutti gli altri a lavoro nelle linee dei modelli attuali che hanno determinando il successo di vendite di auto di Melfi e per ampliare la platea di occupazione. Un banco di prova a breve scadenza è l’inaugurazione del Campus Tecnologico a San Nicola di Melfi previsto a metà settembre. Sarà questa l’occasione per definire con il management Fca il percorso del presente e del futuro di Melfi perché la ricerca si concentri su auto a motore cosiddetto ibrido e comunque a più basso consumo sul quale Melfi ha una carta importante da giocare per studiare, progettare, sperimentare proprio le auto del futuro a basso impatto ambientale e di consumi. Basterà il Campus a Melfi per uscire dal tunnel? Spero che questa iniziativa serva a qualcosa, mi auguro che vada nella direzione dell’Industria 4.0, dell’ibrido, del design e delle macchine 3D. Quello che Obama definì “Fablab”. Lo abbiamo sostenuto solo qualche settimana fa commentando il protocollo d’intesa tra Ministero per lo Sviluppo Economico, le Regioni Piemonte, Campania e Provincia di Trento con FCA e Centro ricerche Fiat per un investimento complessivo pari a oltre 150 milioni di euro. La Regione Basilicata non può continuare a disinteressarsi di quanto sta accadendo nel settore automotive italiano proiettato a reggere al meglio la competizione mondiale come se non riguardasse la nostra classe dirigente e politica e i “giochi” siano possibili sulla testa dei lavoratori di Melfi..