NON CHIAMARMI BASTARDO IO SONO JOHN FANTE

“Non chiamarmi bastardo, io sono John Fante” è il titolo del libro dello scrittore spagnolo Eduardo Margaretto (Rubettino editore) che sarà presentato venerdì 28 luglio, alle 19,30, nella chiesa San Filippo Neri di Venosa. Dopo il saluto del sindaco di Venosa Tommaso Gammone, a discutere con l’autore del testo dedicato al grande scrittore americano saranno la direttrice artistica dell’associazione Etra, Carmen Vella, il coordinatore del Centro lucani nel mondo “Nino Calice” Luigi Scaglione e il giornalista Renato Cantore. Concluderà i lavori il presidente del Consiglio regionale Francesco Mollica.

“Il libro di Margaretto, uscito in Spagna nel 2014 - è scritto in una nota dell’editore Rubbettino, che lo ha pubblicato in Italia e presentato in anteprima nazionale al Salone di Torino - è una biografia accurata dello scrittore (di origini abruzzesi per parte di padre e di origini lucane per parte di madre) che tra i vari punti di forza rende conto anche di tutta una serie di studi, ricerche e letture critiche dell’opera di Fante non sempre conosciute dal grande pubblico, non trascurando peraltro, gli scrittori italiani, da Trevi, a Durante a Veronesi, che si sono occupati di Fante. Non ci si immagini tuttavia un ponderoso tomo accademico. Eduardo Margaretto, appassionato e profondo conoscitore di Fante, mette in scena un racconto che va oltre la semplice biografia allargando lo sguardo sulle storie dell’emigrazione italiana nelle Americhe. Descrive la California di quegli anni, in bilico tra le incertezze della Grande Depressione e l’euforia della nascente industria cinematografica. Su questo sfondo storico - sociale si sviluppano i temi portanti del mondo letterario di Fante di cui scopriamo la vita: le origini italiane, un padre ingombrante (un ‘muratore con la passione del vino e una predilezione per le risse da bar’), l’emarginazione dell’adolescenza (‘Quando ero un ragazzo, lì in Colorado, erano quegli stessi Smith, Parker e Jones che mi ferivano attribuendomi feroci appellativi. Per loro ero un wop, un dago, un greaser’), la difficoltà di un aspirante scrittore ad emergere, la fame, il sogno americano, il successo hollywoodiano, i libri, l’amore, l’alcool. E la scrittura intesa sempre come possibilità di riscatto (‘mi sedetti davanti alla macchina da scrivere e mi soffiai sulle dita’). Realtà e finzione, vita vissuta e letteratura si mescolano in un affascinante intreccio narrativo che gioca sul continuo parallelismo tra il Fante reale e il suo alter ego letterario: ‘Io, John Fante e Arturo Bandini’, scrisse nel prologo di Chiedi alla polvere, ‘due in uno’”.