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LAVORO: E' SEMPRE UN PROBLEMA

"Il lavoro precario e frammentato in Basilicata e lo smisurato aumento dei voucher indeboliscono una realtà non particolarmente ricca di lavoro. L’ultimo rapporto sul precariato INPS conferma la realtà di un mercato del lavoro frammentato e poco attrattivo per i giovani". E' scritto in una nota che riassume i principali dati dello studio sul mercato del lavoro in Basilicata realizzato dall'Ires-Cgil. "Sul lato occupazionale (ISTAT) nonostante i modesti incrementi degli ultimi periodi, siamo ancora lontani di almeno 3500 unità dai livelli di occupazione pre-crisi. E la Basilicata nel complesso vive una fase anomala, con più lavoro, meno giovani occupati e più poveri gli occupati poiché guadagnano meno e lavorano con interruzioni e stop. La scarsa capacità attrattiva del nostro mercato del lavoro - spiega la nota dell'Ires-Cgil - è confermata da valori quali quelli dei tassi di occupazione e disoccupazione giovanile, ancora troppo alti per confermare un trend di positiva fuoriuscita dalla crisi, seppur si colgono recenti segnali positivi. L’aumento dell’occupazione è confermata nei primi tre trimestri del 2016. Ma è utile sottolineare come il tasso di occupazione della classe 15-24 anni sia passato dal 16% circa del 2008 al 12% del 2015, con un lievissimo incremento tra il 2015 e il 2014, pressoché annullato nel corso del 2016. Infine l’elevato pendolarismo lavorativo verso le regioni del Centro-Nord, componente che rappresenta circa il 4,5% dell’intero stock di occupati in regione, è un indizio ulteriore della difficoltà, da parte del sistema produttivo locale, a creare occasioni di lavoro relativamente qualificate. Date queste carenze strutturali bisogna incentivare politiche attive del lavoro volte a valorizzare le capacità di un capitale umano altrimenti poco utilizzato e costretto a fuggire. Per questo la ricaduta verso forme di lavoro saltuario, precario e instabile, concorre a rendere più fragile il lavoro, più fragile il tessuto produttivo, più povera la Basilicata. Negli ultimi tre rapporti sul precariato si evidenzia la minor consistenza statistica delle nuove assunzioni. nelle serie gennaio-settembre, gennaio-ottobre e gennaio-novembre, in Basilicata si registra un significativo segno meno sugli assunti a tempo indeterminato ed un primato negativo di nuove assunzioni rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno (-14,4% a settembre, -12,8% a ottobre e -11,5% a novembre). Secondo i dati forniti da INPS (19 gennaio 2017) nel rapporto mensile sul precariato, si può vedere come in Basilicata la vendita dei voucher (gennaio-dicembre) sia aumentata del 19%, con un +27% sul mese. Secondo le previsioni il dato complessivo per il 2016 si aggira intorno al milione di voucher venduti, con una percentuale del 50,6% a Matera e del 49,4% a Potenza. Più in generale il fenomeno ha assunto connotati di ciclicità, aumentando nel III° e IV° trimestre in corrispondenza di stagionalità, ad esempio nel comparto turistico. Osservandosi negli stessi periodi un calo delle domande di disoccupazione, quasi a voler significare un utilizzo sostitutivo o comunque latamente improprio del buono lavoro. Il dato legato al settore turistico, poi, concorre ad una lettura problematica: pur in una dinamica economica virtuosa non si registra una dinamica del lavoro tendente alla qualificazione ed alla stabilità, ma continua a seguire una certa stagionalità. Inoltre è possibile osservare la maggiore allocazione dello strumento nelle classi di età inferiori, a conferma delle difficoltà di inserimento lavorativo o comunque di scarse prospettive di lavoro stabile e qualificato per i più giovani in Basilicata. L’età media dei prestatori nel corso del tempo è andata progressivamente calando: dai 59,8 anni del 2008 si è arrivati ad una età media dei prestatori di 36,1 anni nel 2014 e 35,9 nel 2015. E in Italia si è passati da una quota giovanile (15-24 anni) del 15% nei primi anni a punte di utilizzo che superano il 50% nel 2015 e nel 2016. Stanti queste premesse e le strutturali carenze del tessuto produttivo regionale, è auspicabile un radicale capovolgimento di prospettiva, che presenti un superamento dei voucher e della frammentazione lavorativa. L’abuso di questo strumento coglie almeno tre obiettivi negativi: toglie diritti e tutele (malattia, disoccupazione, maternità, etc.); toglie futuro ai più giovani poiché riduce di molto il monte contributivo; nega prospettive di rilancio del Mezzogiorno poiché si alloca verso forme tradizionali e improduttive di lavoro e di impresa. Occorre dunque rimettere il lavoro e la qualità dell’occupazione al centro dell’azione pubblica, innestando le politiche attive e formative in un sistema di avvicinamento e di accompagnamento al lavoro più in sintonia con la modernità".