"La candidatura di Magdi Allam in Basilicata (ammesso e non concesso che l'uomo conosca qualcosa del territorio che si candida ad amministrare, mentre siamo certi che gli abitanti della Basilicata non sanno nemmeno della sua esistenza) rappresenterebbe un errore politico e una leggerezza che, sommati insieme, costituiscono per un partito politico quello che classicamente si definisce come passo falso". Lo ha scritto ieri "Il Secolo d'Italia", aggiungendo che "l'eurodeputato incarna velleità di intransigenza che nulla hanno a che spartire con la vocazione intimamente mediterranea e dialogante (basata su secoli di storia, oltre che sul buon senso) del nostro Mezzogiorno". La sua eventuale candidatura , insiste il quotidiano di via della Scrofa, "converrebbe solo a lui e non al Pdl, e avrebbe come conseguenza immediata quella di riportare il centrodestra, in tema di immigrazione, integrazione e diritti, su posizioni più retrive di quelle leghiste, che almeno si ammantano solo di slogan propagandistici e non della pericolosa aureola fideistica da neoconvertito con cui Allam circonda le sue interessate antipatie per l'Islam e il mondo arabo. E poi, come si fa a fare fuoco e fulmini contro l'Udc in nome del valore della coerenza politica, e poi andare a ripescare uno che con l'Udc si è fatto eleggere". Ma "Il Secolo" critica anche l'ipotesi di candidare per la presidenza della Puglia il giornalista del Tg 1 Attilio Romita. "Se scartiamo le primarie -scrive il giornale- affermiamo almeno un metodo territorialmente omogeneo, affinchè non spunti ora un Magdi Cristiano ora una starlette ora uno speaker più o meno baciato dalla fama a disorientare il povero elettore".
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