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IL PIANO CASA LUCANO E GLI ARCHITETTI MATERANI

08-11-2009

PIANO CASA LUCANO: GLI ARCHITETTI MATERANI DICONO "RIVISITATE LA LEGGE"

 

Dopo che il Governo nazionale ha impugnato la Legge Regionale 25/2009 del cosiddetto “Piano Casa”, la Regione Basilicata sta lavorando ai correttivi che, proprio in questi giorni, dovrebbero rendere definitivo il testo di legge. L’Ordine degli Architetti di Matera ha inoltrato alla Regione un’istanza – si legge in un comunicato stampa - dove si pone l’esigenza di una rivisitazione della stessa Legge Regionale e si propongono osservazioni e richieste di chiarimenti. Gli architetti materani hanno espresso preoccupazione per il carattere eccezionale, non coordinato di sostegno all’edilizia che  assume la legge in merito alle procedure per gli interventi previsti, avvertendo che un processo di crescita edilizia  intensa e mal regolata  può determinare effetti pericolosi e perversi al di là delle buone intenzioni. Il richiamo alle tematiche della qualità deve essere  controllabile sulla base di regole chiare ed inoppugnabili. Incontrollabile, invece, può diventare la trasformazione urbana che questa Legge autorizza. Gli interventi previsti in “deroga agli strumenti urbanistici comunali vigenti” azzerano i principi alla base della pianificazione e della progettazione urbana. Si tratta  di un risultato di carattere amministrativo e tecnico che indebolisce il valore dei Piani Regolatori. L’impostazione proposta dall’intesa Stato-Regioni del 1° aprile 2009 sul “Piano Casa” e la conseguente legislazione regionale che da essa discende si rivela pericolosa, perché non dà priorità alla messa in sicurezza generalizzata e coordinata del patrimonio edilizio  e del territorio. È insostenibile, perché continua a proporre un modello di benessere legato alla quantità delle risorse consumate  e non alla riqualificazione delle dotazioni e del patrimonio esistente. Risulta, infine, inadeguata rispetto all’emergenza abitativa, perché incentiva l’aumento ulteriore di vani, già potenzialmente sufficienti alle esigenze abitative, senza favorirne la loro  locazione residenziale. Occorre ricordare che l’Amministrazione Comunale di Matera – continua il comunicato - benché abbia ribadito di voler dare una svolta alla pianificazione con il concerto e controllo di tutti i processi pianificatori previsti dalla Legge Regionale 23/99 abbia, poi,  prodotto una delibera di semplice presa d’atto di una proposta progettuale su una vasta area (di circa 60 ettari nella zona San Francesco) in assenza del Regolamento Urbanistico, dando la sensazione di abdicare alle sue imprescindibili prerogative registrando quasi asetticamente la proposta progettuale. I soggetti privati proponenti la realizzazione di vere e proprie “New Town”, pur potendo avvalersi delle procedure di accelerazione di approvazione, (l’edilizia sociale è considerata opera strategica) non possono comunque sottrarsi all’iter amministrativo, generando una forte “deregolazione”. Cosa avverrebbe  nell’eventualità che le nuove realizzazioni fossero attuate e, nel perdurare della crisi, non si riuscisse a completare  le infrastrutture e le opere pubbliche previste? Cosa avverrebbe se più privati proponenti avanzassero analoghe proposte di realizzare “New Town” in più parti del territorio comunale, in assenza di piano sulle destinazione delle aree? Come potrà l’Amministrazione Comunale opporsi? Infine, incomprensibile  e poco chiara appare l’applicazione dell’articolo 5 (comma 2) – si conclude il comunicato - secondo il quale sono consentiti cambi di destinazione d’uso di immobili o loro parti senza opere di trasformazione e che non sono soggette ad un obbligo di certificare un miglioramento della qualità  abitativa, attraverso l’aumento della sicurezza, il risparmio energetico e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili. Quanto previsto comporterebbe, inoltre, un pericoloso cambiamento nelle procedure che contrasta con la giurisprudenza  prevalente. Ribadiamo, infine, che in  un Paese normale i bisogni dei cittadini dovrebbero trovare soddisfazione  tramite procedure ordinarie di governo e non attraverso strumenti straordinari, in “deroga” o improvvisati per rispondere ad esigenze pur legittime.     

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