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IL PD E L' EFFIMERO
E’ grave, ma non è seria. La situazione alla quale ci riferiamo è quella della compagna congressuale del Partito democratico. Dopo la vistosa iscrizione (in una sezione Pd di un paesino meridionale che è assurto, così, ai fasti della notorietà mediatica) e successiva candidatura a segretario di Beppe Grillo, la passerella del varietà si è di nuovo illuminata. Intendiamoci, la persona di cui parliamo ha, per lo meno, il grande merito di essere stato sempre all’interno (o vicino) del Pci-Pds-Ds-Pd. Anzi, potremmo classificarlo come “organico” agli apparati di partito, anche se la sua creatività e il suo estro creativo lo rende un “indipendente” a tutti gli effetti. Non vi facciamo soffrire oltre. Renato Nicolini, architetto, indimenticato assessore di Roma per le attività culturali, ha avanzato la sua candidatura a capo del Pd. Ce lo ricordiamo vent’anni fa, nell’Urbe, tra villa Ada e villa Borghese, quando restituì le notti estive ai romani e a dette un esempio a tutti gli amministratori della nazione che il cosiddetto “effimero” era un prodotto di cui l’Italia, appena uscita dagli anni di piombo, aveva un estremo bisogno. Ora Nicolini, come dicono loro, ce prova. Meno male. Potremo così tifare per qualcuno che, senza essere un comico moralisteggiante, un vecchio politico o un politico vecchio, potrebbe ricreare nel Pd quella “voglia di fare” mortificata dai recenti, vistosi insuccessi elettorali. Con un po’ di immaginazione al potere quel partito potrebbe, un giorno, tornare a dire e a fare “qualcosa di sinistra”.
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